Sicurezza
Tre pecore uccise, 15 sparite Nuova strage a Manciano
Ennesimo attacco all’azienda di Carmelo Masala, che giorni fa era sceso in piazza dopo aver perso 100 capi in tre anni. Gli allevatori preparano una manifestazione
MANCIANO. È successo ancora, è strage di nuovo. Nell’azienda di Carmelo Masala a Pian dei Cerrai nel Mancianese è arrivato di nuovo il lupo o, comunque, un predatore canide. Le dentate nel collo delle tre pecore morte e delle sette bestie ferite, forse mortalmente, non lascerebbero dubbi sull’identità del predatore, secondo chi con le pecore ci lavora tutti i giorni.
Un’altra quindicina di pecore, poi, per adesso non si trovano. E sarà difficile ritrovarle, perché fuggono e vanno a perdersi lontano: una di loro, ferita e sofferente, l’ha trovata il lattaio, a oltre mezzo chilometro di distanza dal gregge. Era fuggita da Pian dei Cerrai fino ai Cavallini ed era terrorizzata quando il suo padrone è andato a riprendersela.
Un orrore quasi quotidiano, quello che sta annientando gli allevatori della provincia di Grosseto. Lo dicono i numeri, anche quelli degli smaltimenti, tanto che venerdì mattina, quando Masala è andato a smaltire le sue pecore morte, c’erano altri due o tre allevatori che stavano facendo la stessa cosa.
Tre aziende, insomma, predate di molti capi nella notte tra giovedì e ieri. E tutti i giorni è questo calvario. Carmelo Masala, che dopo l’aggressione di qualche giorno fa, ha inscenato nella piazza di Manciano un’esposizione dei capi morti e feriti, mentre decine di allevatori improvvisarono per lui un presidio di solidarietà, ha perduto, dall’inizio di questo 2015, oltre cento capi di bestiame. Ed è allo stremo.
Quest’ultima predazione è accaduta di notte, fra giovedì e venerdì, mentre le pecore stavano mangiando. D’estate, infatti, le greggi, di giorno, stanno all’ombra e la notte pascolano. «Le pecore sarde – spiega Masala – non sono da stabulazione fissa. Ma secondo la tradizione consueta, di giorno stanno all’ombra e di notte al fresco per mangiare. Gli allevatori di mestiere lo sanno bene, i moderni allevatori che vivono in ufficio dietro alle scrivanie non possono saperlo. Li invito anche un solo giorno qui da me, per vedere cosa vuol dire essere un pastore».
E la figlia dell’allevatore aggiunge: «Ci dicono che l’allevatore si arricchisce con i risarcimenti. Faccio presente che sono 15.000 euro in tre anni. Noi abbiamo perso in pochi mesi cento capi per i quali 15.000 euro sono irrisori, senza ricadute né benefici. E poi a noi interessa allevare pecore, non farcele mangiare. Come se uno avesse un bar e se lo facesse rapinare tutti i giorni per riscuotere l’assicurazione. Ragionamenti inconcludenti».
Di fronte a un dramma di violenza inaudita, Masala conclude: «Non è più possibile andare avanti così. Ma prima di andarcene e vendere tutto, adesso chi fa orecchie da mercante di fronte al problema, si aspetti qualcosa di eclatante. Noi allevatori siamo pronti ad andare al fronte».
E lo dice lasciando intendere che in cantiere ci potrebbe essere quella grande manifestazione a livello regionale o anche nazionale che da tempo viene ventilata da più parti.
Su questa manifestazione tanti allevatori sono d’accordo, esprimendo a Masala la loro solidarietà. «È il momento non si può più resistere così», dice a chiare note Paolo Ciacci di Saturnia. Si invoca la presenza e il sostegno di tutte le associazioni. Lo sottolineano gli allevatori Luca Petrucci di Roselle e Giacomo Franceschelli di Arcidosso, tutti e due d’accordo per andare in piazza. «Ma l’organizzazione deve essere delle associazioni – dicono – perché la cosa riesca e sia di tutti».
«Io avverto tutti – aggiunge Franceschelli – che alla prossima pecora morta mi incateno davanti alla Provincia di Grosseto. In banca non mi rinnovano il fido e mi invitano a cambiar mestiere. Io accantono bollette e balzelli. Non ho di che pagare». E per ultimo Virgilio Manini di Saturnia: «Porto la solidarietà di Serafino Nurchi e mia personale – dice – e intanto ci stiamo attrezzando per manifestare con forza in modi nuovi, su cui stiamo ragionando in questi giorni con le stesse associazioni, perché così non si campa più».
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