Il Tirreno

Grosseto

Nuovi poveri raddoppiati in cinque anni

di Francesca Ferri
Nuovi poveri raddoppiati in cinque anni

Il Coeso-Sds presenta il bilancio del 2014: oltre 16.000 le persone seguite e 12 milioni di euro spesi in progetti e assistenza

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GROSSETO. Un licenziamento improvviso, la separazione della coppia e la difficoltà a pagare gli alimenti, la perdita della casa: eventi che possono accadere in qualsiasi momento della vita di chiunque ma che, in tempi di crisi, si trasformano in strade senza via d’uscita. Un labirinto, quello della cosiddetta povertà relativa, nel quale si sono ritrovate, nel 2014, 16.383 persone nei sei comuni dell’area grossetana (Grosseto, Castiglione della Pescaia, Civitella Paganico, Campagnatico, Roccastrada e Scansano, 110.000 abitanti in tutto) e dove è operativo il Coeso – Società della Salute.

«Una cosa impressionante, uno tsunami», lo definisce il direttore del Coeso - Sds Fabrizio Boldrini che ieri a Grosseto ha presentato i dati preoccupanti delle nuove povertà in una conferenza stampa a cui hanno partecipato anche Sabrina Cavezzini, sindaco di Scansano e presidente del Coeso, Antonella Goretti, vicepresidente e assessore alle politiche sociali del Comune di Grosseto, il vicecommissario dell’Asl 9 Daniele Testi e i sindaci di Civitella Paganico, Alessandra Biondi, e Campagnatico, Luca Ricciardi.

Uno tsunami se si pensa che le persone in difficoltà dal punto di vista sociale, sociosanitario e socioassistenziale l’anno scorso sono state il doppio rispetto al 2010, quando gli utenti della struttura che gestisce i servizi sociali erano 8.651.

Degli oltre 16.000 utenti che hanno chiesto aiuto al servizio sociale, 1.928 soffrono di disagio sociale e usufruiscono di servizi per arginare povertà anche estrema e marginalità. La maggior parte (7.295) sono invece quelli che usufruiscono di politiche sociali allargate come campi estivi, attività educative per minori a rischio, nidi d’infanzia; al secondo posto gli utenti (3.166) che necessitano di segretariato sociale (colloqui con uno dei 16 assistenti sociali), orientamento e prestazioni socioassistenziali. Di questi, 320 sono minori con decreto del tribunale, 328 disabili, 72 assistiti dalla salute mentale e 28 dipendenti da sostanze. Ci sono poi 2.155 anziani non autosufficienti e disabili gravi che godono di servizi sociosanitari, e 1.839 cittadini di origine straniera a cui sono dedicati servizi di orientamento e integrazione.

«La fascia di persone che si rivolgono ai nostri sportelli è enormemente ampliata – spiega Boldrini – Siamo di fronte alla più grave crisi dopo la fuoriuscita dalla Seconda guerra mondiale, che sta producendo problemi anche per gli anni a venire, se non si interviene».

L’intervento del Coeso è sostenuto con 12.578.122,65 euro, in parte (circa 6 milioni) versati da sei comuni con 46 euro pro capite all’anno (tra l’altro, come hanno sottolineato Goretti e Biondi, nonostante le difficoltà i Comuni quest’anno hanno lasciato invariato il capitolo del sociale). Per il resto, i fondi del Coeso derivano da prestazioni svolte per l’Asl, da progetti regionali e da fondi Ue. «Le risorse sono immutate rispetto al passato – spiega Boldrini – eppure riusciamo a seguire il doppio delle persone. Come ci riusciamo? Abbiamo cambiato approccio e godiamo della Società della salute, nata nel 2010, che è una struttura efficiente. Prima un cittadino si rivolgeva al medico, che non ne conosceva la situazione sociale, e gli prescriveva la terapia. Poi andava dai servizi sociali, che non sapevano niente della sua situazione sanitaria. Era un sistema inefficiente. Adesso il progetto di assistenza è erogato insieme alla cura, che è il massimo dell’efficienza».

Per le persone che si trovano in condizione di povertà relativa il servizio sociale professionale non si limita al semplice contributo in denaro (finanziato comunque con 202.313,26 euro) che può essere solo una misura temporanea, ma offre una serie di strumenti ai quali si accede tramite il segretariato sociale (a Grosseto è in via Verdi), il Punto Insieme (palazzina dell’Asl in via Don Minzoni e, fuori città, nei presidi sanitari) e Punto Famiglia, in Comune o anche tramite le associazioni di volontariato. Tra questi strumenti ci sono progetti studiati per accompagnare le persone fragili verso percorsi lavorativi, finanziati per 60.630,33 euro e in attesa di ricevere altri più lauti finanziamenti dal fondo sociale europeo, intercettato quest’anno per il 20 per cento a questo scopo. In tutto le risorse dedicate al contrasto alla povertà sono 376.306,31 euro.

«Non so se la crisi è finita – conclude il direttore Boldrini – ma sarebbe bello se nei prossimi anni potessimo parlare non solo di welfare di difesa ma di welfare generativo. E c’è la speranza, che nei prossimi anni potremo vedere l’uscita».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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