Il Tirreno

Grosseto

Inceneritore, contrari anche i Comuni

di Alfredo Faetti

Colpo a sorpresa alla commissione d’inchiesta, Scarlino Energia resta da sola. Rabitti commissario del fronte del no

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SCARLINO. A un certo punto della seduta, il presidente Gianni Taddei lo chiede esplicitamente: «tra i presenti c’è qualcuno che vuole dichiararsi favorevole all’impianto?». Silenzio. E se da una parte non c’è da stupirsi del gelo di comitati e ambientalisti, fa un po’ più rumore la posizione «di contrarietà e perplessità», per dirla con le parole del segretario Pd del golfo Gesuè Ariganello, presa dai Comuni di Follonica e Scarlino.

Soprattutto di quest’ultimo, dato che non si era mai schierato in modo così netto nei confronti dell’inceneritore del Casone; al contrario dei colleghi follonichesi, che già dalla precedente legislatura ha presentato suon di ricorsi contro le autorizzazioni rilasciate all’impianto. Il sindaco Marcello Stella, presente in sala, non ha proferito verbo né alzato un dito di fronte la domanda di Taddei. Ma c’è di più: i due enti, in modo congiunto, hanno proposto come proprio commissario per l’inchiesta pubblica Paolo Rabitti, lo stesso ingegnere che ha giocato un ruolo decisivo nello stesso procedimento tenuto nel 2009: quello su cui si sono posate tutte le sentenze sfavorevoli a Scarlino Energia. Ultima in ordine di tempo quella del Consiglio di Stato di gennaio, che ha spento i forni fino ad oggi.

Sono questi gli elementi emersi nel corso della prima audizione per la commissione d’inchiesta pubblica che dovrà pronunciarsi (non in modo vincolante) sul procedimento di rilascio di una nuova Via all’inceneritore, in carica alla Regione. «È la prima volta che la Regione si occupa di questo impianto» ricorda Taddei, messo a capo del procedimento dallo stesso governatore Enrico Rossi, che ora sarà affiancato da due commissari: uno a rappresentare le ragioni della società, un altro per quelle dei contrari. Ed è proprio dopo aver spiegato questo passaggio che Taddei ha posto la sua domanda, trovando un muro di silenzio. «Bene – ha ripreso – preso atto che da una parte c’è la società proponente e dall’altra tutto il mondo, procediamo alla nomina dei commissari».

Qua è stato giocato l’asso, nel vero senso della parola. Chi ha seguito il romanzo “inceneritore di Scarlino” conosce bene il nome di Paolo Rabitti, professionista acclarato che si è occupato di disastri ambientali come la Thyssen, il tecnico decisivo nell’inchiesta pubblica del 2009, che stroncò la possibilità di una compatibilità ambientale dell’inceneritore con il territorio. Quando i sindaci Marcello Stella e Andrea Benini di Follonica hanno proposto il nome, nessuno si è opposto. Non la deputata Fi Monica Faenzi e i suoi fedelissimi, presenti in sala al Puntone. Non il comitato del No, non le associazioni di categoria che si costituite nell’inchiesta. I rappresentati di Scarlino Energia, dal canto loro, se ne sono stati in disparte a osservare l’andamento, finché non sono stati chiamati in causa da Taddei per nominare il loro commissario. La scelta qui è ricaduta su Umberto Di Matteo, professore di Fisica ambientale dell’Università di Roma.

La prossima tappa del procedimento ci sarà sabato prossimo alla sala Tirreno a Follonica, con l’audizione generale in cui si discuterà nel merito della richiesta di Via. Su questo ci sono stati alcuni mugugni, dato che appena la conferenza dei servizi in cui saranno discusse le osservazione si terrà appena il giorno prima: quindi, ci saranno solo 24 ore per scaricare i risultati e prenderne visione. Il 27 luglio, poi, l’audizione finale. Quella in cui verrà presa una decisione.

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