Finanza
Il Pd massetano a pezzi se ne va anche Boccuni
MASSA MARITTIMA. «A voi ragazzi che avete poca voglia di avvicinarvi alla politica dico: non vi fate rubare i sogni da chi con le proprie delusioni e il proprio qualunquismo vi dice che è tutto...
MASSA MARITTIMA. «A voi ragazzi che avete poca voglia di avvicinarvi alla politica dico: non vi fate rubare i sogni da chi con le proprie delusioni e il proprio qualunquismo vi dice che è tutto inutile e che sono tutti uguali. Ciascuno di voi non è uguale a nessun altro. Se in questo periodo vi è stato lasciato un mondo complicato, quanto meno non è giusto che vi vengano rubati anche l’entusiasmo e la voglia di tentare. Provate a sviluppare le vostre idee e se me ne vorrete parlare, per voi, ci sarò sempre». Piero Boccuni si congeda così: con un appello ai giovani e l’amaro in bocca per come sono andate le cose nel Pd.
Perché quel progetto in cui aveva tanto creduto, quello di Pippo Civati, non esiste più e perché la linea del segretario nazionale nonché premier, Matteo Renzi, non gli dà la stessa carica. Ma anche perché i suoi impegni di lavoro non gli permettevano più di dare quella presenza che ha sempre garantito. Dinamiche interne e personali che lo hanno portato a una profonda riflessione, conclusa con la decisione di rimettere il suo mandato da segretario dell’Unione Comunale di Massa Marittima, senza però uscire dal partito. «Resto a disposizione del Pd nei modi che riterrà più opportuni», scrive in una lettera inviata ai vertici di partito.
Boccuni quindi lascia, come ha già fatto Giusi Biolatto, ormai ex segretaria del circolo cittadino. I motivi, seppur diversi, convergono però in un punto: la non piena sintonia con le linee della segreteria nazionale. «Ho iniziato la mia avventura politica durante l’ultimo congresso, spinto da un entusiasmo enorme per il progetto, interno al Pd, di Giuseppe Civati» e per il suo slogan, “Le cose cambiano cambiandole”, «in cui non ho mai smesso di crederci» spiega Boccuni. «Neanche ora, che quel progetto non c’è più, almeno internamente al Pd». L’ex segretario comunque non usa parola pesanti per Renzi, come invece ha fatto Biolatto. Anzi, sostiene che «è un formidabile amministratore, un vulcanico uomo del fare», riconoscendogli meriti come le leggi sulla legalità e il falso in bilancio e meriti come la vittoria di Sergio Mattarella a presidente della Repubblica. Allo stesso tempo, però, spiega che secondo lui «certe cose si potevano fare meglio»: ad esempio, «si possano tranquillamente evitare battute a denigrare i compagni di partito. Rimango dunque contrariato dal vedere tanti no a prescindere e una opposizione interna a volte maggiore di quella che sia mai stata fatta alla destra nei 20 anni precedenti». Ecco perché comunque non uscirà dal partito. (a.f.)
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