Il Tirreno

Grosseto

I porcini spuntano a palate in Amiata dopo la luna piena

Fiora Bonelli
Un bel fungo porcino trovato in questi giorni
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Un bel fungo porcino trovato in questi giorni

Piogge e temperature ideali favoriscono la crescita dei funghi nelle faggete, ma trovarli non è facile A meno che non si conoscano le “postaie”. Ad ogni modo, è bene fare attenzione a vespe e calabroni

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CASTEL DEL PIANO. «Ha fatto la luna» e hanno fatto anche i funghi. In montagna non si aspettava altro. Le piogge, in Amiata, sono state, ultimamente, quelle giuste, le temperature anche. La luna piena, poi, alla fine, è stata la ciliegina sulla torta. Così dicono i fungaioli, anche se la scienza non convalida questa teoria. Ma la tradizione e le credenze sono altra cosa.

Ed ecco fatto. I funghi sono arrivati. Gli splendidi porcini di montagna. Che tutti considerano eccellenti, perché sono sodi e durano a lungo, a differenza di quelli che si trovano nelle macchie di Maremma. Perché, poi, c’è anche questo: la competizione a distanza fra il prelibato frutto estivo dell’entroterra maremmano che si deve cercare strisciando dentro la macchia, dove si trovano funghi in grandissima quantità, e il porcino montagnolo, che si cerca passeggiando fra i faggi, con un bastone a portata di mano, che serve a spostare la foglia e a scoprire i porcini.

In Maremma, già da giorni, di funghi se ne trovano a quintali. Si sa che una signora di Paganico da sola ne ha raccolti in una volta sola ben novanta chili. In montagna non è così. I funghi si misurano a etti e a chilogrammi. E adesso, dopo che «ha fatto la luna», ne sono venuti fuori un bel po’, a livello delle faggete, nel crinale fra il versante grossetano e senese.

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«Oltre tutto, in Maremma, di specie di porcini ce n’è una sola – spiega Giorgio Bonelli, presidente dell’Associazione micologica amiatina – solo il boletus aereus. Noi ne abbiamo, oltre questo, altri tre tipi, il castagniccio, il montagnolo e quello del freddo e a parte il montagnolo, spuntano due volte all’anno».

Nei faggi non è uno scherzo trovarli: stanno nascosti sotto le foglie rossicce che bisogna scoprire e si mimetizzano. Solo i fungaioli doc che sanno le porcinaie, ci vanno a colpo sicuro. Per il cercatore della domenica, invece, che non sa le “postaie”, occorre aguzzare la vista. Quando lo strato si incurva si deve cercare lì sotto. In questa frenesia di trovare qualcosa di buono, c’è chi butta all’aria tutta la foglia.

«Nulla di più sbagliato – spiega Giorgio Bonelli – perché si potrebbero rovinare i funghi piccolissimi, occorre spostare delicatamente il fogliame. E non bisogna rompere i funghi cosiddetti velenosi. Tutto ha una sua funzione in natura. I funghi, poi, servono a alimentare le piante del bosco. E per “coltivare” un porcino devi allevare un bosco intero».

In questo periodo, nei faggi, nemmeno c’è il pericolo di incontrare le vipere, che si fanno vedere più spesso quando i funghi escono nei castagni, verso i 600-700 metri. «Prima di tutto la vipera è un animale notturno, che di notte si muove in cerca di cibo – spiega Bonelli – di giorno dorme e bisogna toccarla con la mano per farsi pungere. Assai più pericolosi sono, invece, i calabroni e le vespe terraiole. Questa vespa, infatti, fa il buco per terra e se per caso, per raccogliere un fungo, tocchi proprio in quel punto, escono tutte fuori e sono capaci di inseguirti anche per un chilometro. È temibile anche la puntura di calabrone che negli anni Ottanta qui in Amiata provocò la morte di una persona. Insomma, qualche accortezza ci vuole, ma basta aprire bene gli occhi per non trovarsi in qualche pasticcio». Dunque la gente e in fermento e si attrezza e adesso che “la fungata” c’è, tutti si riversano in montagna, vipere o non vipere.

Per adesso in Amiata, l’esplosione di funghi è a macchia di leopardo, ma tutti si guardano bene dal dire con precisione dove spunta di preciso il più prelibato frutto del bosco. Il segreto delle porcinaie si tramanda solo di padre in figlio e qualche volta all’amico più caro. Gli altri devono arrangiarsi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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