Il dolore
Gli stranieri a Scansano, caporalato e integrazione
Il sindaco: «Controlli intensificati ma non abbiamo problemi di ordine pubblico» Gli uomini della comunità albanese lavorano nei campi a prezzi bassissimi
SCANSANO. Maria Giulia Sergio è “lady jihad”. È la prima italiana convertita a partire come foreign fighters per andare a combattere per il Califfato. A Scansano, la ventisettenne coperta dal velo arriva il 18 settembre 2014, dopo aver sposato Aldo Kobuzi alla Moschea di treviglio. poi, dalla Lombardia, torna in maremma dove resta fino al 21 settembre. Sono solo tre, quindi, i giorni che la jihadista passa in paese dove nessuno la vede. Ma ieri mattina, quando tre auto della digos sono arrivate alle porte del borgo per portare via la zia del marito della ragazza, Kacabuni Arta, 41 anni, Scansano si è risvegliato di nuovo con quelle parole in bocca che suonano tanto strane se pronunciate davanti alle distese di viti e olivi: jihad, Is, terrorismo. Di questo, di attività finalizzate al terrorismo internazionale si parla nell’ordinanza di arresto eseguita ieri mattina. Di questo, si parlava ieri a Scansano.
Quella donna che camminava con il niqab lungo fino ai piedi, con quel velo marrone che la copriva dalla testa ai piedi, si era trasferita a dicembre dell’anno scorso dalla casa di Poggioferro a quella in via XX Settembre. Per un mese era stata a Milano, dove vive il marito Dritan Gjegaj, poi era tornata a Scansano. Ieri mattina alle 5 il blitz. «Ce lo aspettavamo che sarebbero state fatte ulteriori indagini - dice il sindaco Sabrina Cavezzini - soprattutto dopo che il ministero dell’Interno aveva segnalato qui la presenza di Maria Giulia Sergio».
La comunità è una delle più numerose nel borgo in collina ma è ben integrata. «È stata la prima ad insediarsi qui da noi - aggiunge il sindaco - e se vengono individuate persone che hanno legami con la jihad, a tirare un sospiro di sollievo è proprio la comunità albanese sana, perché se sei albanese non sei certo un terrorista». Ma perché scegliere proprio un posto come Scansano? Il sindaco, una risposta ce l’ha. «Qui non ci sono luoghi di culto - dice - ma il territorio è esteso ed ha pochi abitanti. I controlli, poi, sono calibrati sulla nostra comunità ed è chiaro che non siano gli stessi delle grandi città». Insomma, nascondersi o diventare trasparenti tra quei terreni e quella macchia è più facile che altrove. E poi c’erano comunque i legami familiari alla base di questa scelta: Maria Giulia Sergio si è sposata con il nipote di Kacabuni Arta Anila.
Da via XX Settembre, dalla casa dove è scattato il blitz alla piazza di Scansano ci sono poche centinaia di metri. Sulle altalene e sulle panchine ieri mattina era pieno di bambini: tanti albanesi, romeni, nordafricani. «Sono ben integrati - dice Paola Baldelli, responsabile dell’associazione Macramè, che si occupa proprio di multiculturalità - frequentano le scuole e sono a pieno titolo il futuro di paesi come Scansano dove la natalità è diventata bassissima». Gli albanesi di Scansano, per lo più, lavorano in agricoltura. «Non abbiamo mai avuto problemi di ordine pubblico qua - aggiunge Baldelli - semmai ne abbiamo di natura sociale. Perché molti di questi uomini hanno ditte individuali e per lavorare nelle aziende agricole del territorio fanno prezzi stracciatissimi. Lavorano al ribasso». È questa la nuova forma di caporalato che si sta facendo strada in molte zone della Maremma. «È un settore deregolamentato - aggiunge Baldelli - e i controlli sono pochissimi».
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