La manifestazione
Costi elevati, chiuse le fontanelle
In paese ce ne sono cinquanta, il Comune mette i sigilli alla metà
CASTEL DEL PIANO. Non c’è certo l’arsenico nell’acqua di Castel del Piano. Ma c’è che l’acqua si paga. Per cui il Comune decide un taglio, e fa chiudere la metà delle fontanelle pubbliche nel capoluogo e nelle frazioni e molti insorgono, compreso il popolo di Facebook e il M5s.
Ma forse vale la pena, in tempi di spending review, sapere il perché di questa chiusura. Circa la metà dei 50 “fontini” a cui i casteldelpianesi erano abituati da sempre, sono stati sigillati e adesso tutti gridano all’ingiustizia. Il M5s ricorda la storia delle fontanelle e dice: «Era il lontano millenovecentododici quando cinquantadue “capi famiglia” di una contrada di Castel del Piano fecero una raccolta di firme per ottenere dall’amministrazione comunale una fontanella pubblica. I tecnici del Comune valutarono la fattibilità, il consiglio approvò, si consultarono gli abitanti per individuare il punto esatto dove ubicare la fonte, perché fosse comoda a tutti, si fece il progetto, e tempo sei mesi il nuovo acquedotto fu inaugurato. Dopo centodue anni esatti sembra che di quel monumento alla civiltà se ne possa anche fare a meno. Infatti, nel silenzio più imbarazzante degli enti preposti, così come fosse normale manutenzione, le cannelle disseminate su tutto il territorio della montagna sono state sigillate. Qualcuno ha ipotizzato a causa di livelli troppo alti di arsenico, ma è evidente che ciò non può essere vero: e l’acqua fornita nelle abitazioni? Altri, nel silenzio ufficiale delle autorità competenti, hanno più verosimilmente pensato che quello fosse il risultato di un mero taglio del bilancio comunale. In attesa di capire meglio come stanno le cose, alcune domande aleggiano su tutte le cannelline chiuse e immusonite: che fine ha fatto l’acqua di cui tutto il monte Amiata è sempre andato fiero?».
L’arsenico nell’acqua, infatti, non c’entra nulla. Quelle cannelle costano, ciascuna, all’amministrazione comunale, 300 euro all’anno. Dunque 15.000 euro in totale. Lo spiega il sindaco Claudio Franci: «Quell’acqua si paga - commenta Franci - e dovevamo al gestore ben 100.000 euro di arretrati di cinque anni. Dopo un confronto con il Fiora - aggiunge - abbiamo chiuso la partita del pregresso, ma per poter onorare le bollette future, abbiamo dimezzato i fontanelli che paghiamo, forfettariamente, ciascuno, 300 euro. In questo modo abbiamo dimezzato i costi. Poi vediamo per il futuro. Se alcune fonti fra quelle chiuse fossero indispensabili, vuol dire che le riapriremo. C’è da considerare anche che d’ora in poi pagheremo l’acqua anche per gli edifici pubblici, spesa che prima non avevamo. Chiedo ai cittadini: da una parte si cerca di fare di tutto per non alzare le tasse e i balzelli, ma per fare questo da qualche parte bisogna cominciare a risparmiare».
«Le cannelline - spiega Tiberio Tiberi presidente del Fiora - sono di proprietà comunale. Il comune ce le ha “affittate” e noi paghiamo il canone. Ma l’acqua secondo il piano tariffario dell’Ait viene pagata dal comune con apposite tariffe. Adesso ciascuna di quelle cannelle costa al comune 300 euro forfettarie e in futuro rischiano di costargli di più. E averne 50 è una bella tassa».(f.b.)
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