Attenzione
Terrorismo: 5 arresti, uno in Maremma
Dieci le ordinanze di custudia cautelare per due famiglie, una di italiani, l'altra di albanesi, unite dal matrimonio di Maria Giulia Sergio, l'italiana partita per la Siria insieme al marito Aldo Kobuzi. A Scansano arrestata la zia di Aldo, in Albania lo zio residente in provincia di Grosseto
GROSSETO. Cinque arresti della polizia con l'accusa di terrorismo, di cui uno in Maremma e uno in Albania per un albanese sempre residente in provincia di Grosseto. Delle dieci ordinanze di custodia cautelare, la polizia è riuscita a eseguirne cinque. Tutte emesse nei confronti di persone appartenenti a due famiglie, una italiana, una albanese, legate tra di loro da un matrimonio, e ritenute attive nel reclutamento di combattenti per la jihad. Loro stessi stavano partire per la Siria e unirsi allo Stato islamico. Gli arresti sono avvenuti a Milano, Bergamo, Scansano (in Maremma) e in Albania.
Sono finiti in carcere il padre (Sergio), la madre (Assunta) e la sorella (Marianna) di Maria Giulia Sergio, la ragazza originaria di Torre Del Greco (Napoli) che si è convertita all'Islam radicale ed riuscita a convincere dalla Siria anche i familiari. I parenti sono stati arrestati a Inzago, piccolo comune in provincia di Milano. Lei, invece, è una dei cinque ricercati che mancano all'appello. Con molta probabilità si trova ancora in Siria, dove sembra che i familiari la stessero per raggiungere per unirsi alla causa del Califfato. Gli altri due arrestati sono la madre di suo marito, l'albanese Aldo Kobuzi: la 41enne Arta Kacabuni, che è stata catturata a Scansano (Grosseto), e Baki Coku, lo zio 37enne, a Lushnje in Albania.
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Dei dieci ordini di arresto, sono due (entrambi eseguiti) quelli che riguardano la Maremma, dove anche Maria Giulia ha vissuto per qualche tempo prima di raggiungere la Siria. Sono due albanesi residenti in provincia di Grosseto, in particolare Arta Kacabuni, 41 anni, zia del marito di Maria Giulia, Aldo Kobuzi, 27 anni, che sta combattendo in Siria; e lo zio di Aldo Kobuzi, Baki Coku, 37, in questi giorni in Albania ma abitante ad Arcille di Campagnatico (Grosseto). Arta Kacabuni è stata arrestata stamani a Scansano (Grosseto). Baki Coku è stato arrestato dai reparti speciali della polizia albanese nella sua città natale, Lushnje, a circa 70 chilometri a sud di Tirana, dove era venuto a incontrare la propria famiglia. L'albanese dovrebbe essere estradato in Italia.
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In tutto gli arrestati sono 4 italiani, un canadese e 5 albanesi, accusati a vario titolo di associazione con finalità di terrorismo e di organizzazione del viaggio per finalità di terrorismo (articolo 270 del codice penale). Al padre e alla madre di Maria Giulia Sergio è stato contestato l'articolo 270 quater del codice penale che punisce chi organizza la partenza di combattenti con finalità terroristiche, come previsto dal decreto legge antiterrorismo approvato in via definitiva lo scorso aprile. Tra le accuse contestate agli altri arrestati c'è l'articolo 270/bis, ossia il reato di terrorismo internazionale introdotto dopo l'11 settembre 2001.
Le indagini, secondo le anticipazioni dell'Espresso, avrebbero inizialmente ricevuto una svolta dall'intercettazione delle comunicazioni via computer tra Maria Giulia Sergio e i familiari. Nei giorni scorsi, la famiglia ha ritirato l'ultimo passaporto in fase di rinnovo e questo fatto avrebbe portato all'accelerazione e agli arresti di questa mattina all'alba.
Agli atti ci sono le telefonate che Maria Giulia Sergio faceva alla famiglia, padre, madre e sorella, oggi arrestati. "Io parlo a nome dello Stato islamico - si legge - lode ad Allah, e Abu Bakr Al Baghdadi chiama qui alla hijra (emigrazione, ndr), chiama tutto il mondo alla hijra, chiama tutti gli uomini alla Jihad per la causa di Dio, perchè noi dobbiamo distruggere i miscredenti". In un altro messaggio intercettato, la jihadista italiana inneggiava alla strage di Charlie Hebdo: "Cosa gradita per i fedeli! Dio è grande! Due dei mujaheddin hanno assassinato i fumettisti, quelli che hanno offeso il Profeta dell'Islam, in Francia. Preghiamo Dio di salvarli dalle loro mani". "Habibty Allahu Akbar sono morti i vignettisti che si burlavano del Messaggero, pace e benedizione su di lui! Bisogna fare sujud di ringraziamento", scrive in un altro sms la Sergio.
IL PROCURATORE: NESSUN RUOLO SIGNIFICATIVO MOSCHEE
"In questa indagine le moschee non hanno un ruolo significativo". Lo chiarisce il procuratore di Milano Maurizio Romanelli. "Non emergono neppure criticità sul reclutamento di migranti in Italia - ha aggiunto - tutto rivolto verso l'estero. Infatti è evidente e preoccupante un flusso da tutta Europa verso il Califfato".
IL MINISTRO: GIORNATA IMPORTANTE PER L'ANTITERRORISMO
"Oggi è una giornata importante contro il terrorismo. Oggi le forze di polizia e la magistratura hanno duramente colpito cellule terroristiche con due grandi operazioni, a Milano e a Roma". Lo dichiara il ministro dell'Interno Angelino Alfano. "L'operazione di Milano, in particolare - aggiunge - ha individuato un intero nucleo familiare, collegato con una rete amicale, composto da persone convertite, poi arruolate, e delle quali alcune già partite e altre in procinto di farlo per combattere all'estero". Il ministro Alfano prosegue
sottolineando che tra le persone individuate nell'operazione antiterrorismo di Milano c'è anche "la giovane italiana, Maria Luisa Sergio, che già nel 2014, con il marito albanese, si trova in Siria come combattente". "La particolarità di questo nucleo - prosegue Alfano - consiste nell'essere al tempo stesso di reclutati e di reclutatori". "Queste operazioni dimostrano, quindi, l'alto livello di professionalità espresso dalla magistratura inquirente e dagli investigatori italiani a cui, come governo - dice ancora il ministro - abbiamo fornito strumenti normativi e risorse, umane e tecnologiche, per contrastare la minaccia terroristica al massimo delle possibilità". "Ancora una volta i nostri uomini della polizia di Stato e dei carabinieri hanno dimostrato eccezionale livello di vigilanza sul territorio e impegno nella difesa degli italiani e del nostro Paese. E, a proposito degli strumenti normativi - prosegue - voglio sottolineare che ancora una volta sono state usate con grande efficacia le norme del nostro decreto antiterrorismo". "Le nostre buone leggi - conclude il ministro dell'Interno - funzionano e si rivelano indispensabili per la sicurezza del Paese".
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