Il Tirreno

Grosseto

Rovinato dal fiume e dai lupi

di Fiora Bonelli
Rovinato dal fiume e dai lupi

Gregge aggredito e campi devastati, allevatore disperato: «Non posso nemmeno sistemarli»

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MANCIANO. I lupi gli finiscono le pecore e il fiume Albegna gli finisce i campi. L’azienda Mazzetti, di Bruno e Brunello, nei pressi della zona dell’Aquilaia e del Poggetto, alle pendici del monte Ghiaccioforte è allo stremo. Predazioni all’ordine del giorno e il fiume che passa in mezzo alla proprietà, con successive inondazioni, ha distrutto il campo migliore adesso diventato zona di ciottoli, sassi e ghiaia.

Una vicenda emblematica degli anni orribili che sta vivendo l’allevamento nella provincia. La racconta Brunello Mazzetti, che non ne può più di aspettare, di chiedere, di raccomandarsi. «I predatori - dice - mi fanno razzia di pecore. Anche un paio di giorni fa, una è stata attaccata e due ferite mortalmente. La mia azienda si trova proprio dirimpetto a quella di Carmelo Masala, l’allevatore che in due giorni ha avuto una decina di pecore ammazzate e ferite e un’altra decina scomparse e che ha messo su un presidio a Manciano per protestare contro una condizione ormai insostenibile. Come lui siamo in tanti. Anch’io adesso sono alle strette. Nel 2012 ho avuto circa 200.000 euro di danni a causa dell’alluvione. Avrei dovuto risistemare i campi e non lo potevo fare perché prima doveva essere ripristinato il corso del fiume. Il fiume che mi passa nel mezzo dei campi non lo posso mica toccare io. È il ruolo del Consorzio di bonifica. C’è un progetto del consorzio per quel tratto di fiume che scorre nella mia proprietà». I lavori sembravano imminenti ma non sono mai partiti. Poi c’è stata l’alluvione del 2014. «Ho avuto ancora danni, questa volta calcolati in 600.000 euro - aggiunge - Il danno si è aggravato e di parecchio, colpendo un terreno non ripristinato. C’è una scogliera di sassi, in questa località, che mai ha avuto interventi di manutenzione e che il fiume ha rotto. Bisogna risistemare la scogliera e il campo. Per me quel campo è l’unico spazio pianeggiante e irrigabile. Invece è ridotto a un letto di ghiaia e di sassi. Per poter utilizzare un po’ di terreno, mi devo ritirare sulla parte più alta della mia proprietà, ma quella più comoda e in piano, che mi servirebbe per gli animali, è del tutto inservibile. E’diventata una distesa si detriti, ghiaia e sassi. Insomma, in sostanza, i campi me li mangia l’Albegna e le pecore le divora il lupo». Mazzetti, insomma, segnala un’ingiustizia, sottolinea i ritardi di chi deve intervenire: «Mi promettono e mi promettono - dice - ma poi non si vede nessuno. E l’azienda non si mantiene a chiacchiere. Però - incalza l’allevatore di Aquilaia - come si ricordano bene della mia esistenza, quando devono venire a chiedere le tasse. Lì non sgarrano di un giorno. Tasse, Imu agricola sui terreni, tassa per il Consorzio di bonifica. In questo caso non perdono nemmeno un giorno. Confesso che mi sono proprio scocciato di aspettare. Quel terreno è l’unico piano irrigabile che possiedo e per le mie pecore sarebbe davvero una boccata di ossigeno. Abbiamo tutti la sensazione, qui, di essere abbandonati, di essere considerati territori periferici e marginali, che si cerca di blandire con promesse che non si realizzano mai».

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