La manifestazione
Lamioni lancia la corsa per il Comune
«Avanti con il cuore che batte a destra, negli ultimi mesi si sono lacerati anche rapporti personali ma non mi fermo»
GROSSETO. Fino a pochi mesi fa vicepresidente nazionale di Unioncamere, per sei anni numero 1 della Camera di commercio di Grosseto, Gianni Lamioni, 52 anni, imprenditore grossetano, presidente di Confartigianato, è ormai a tutti gli effetti nell’agone politico, dopo il debutto – da candidato governatore – nella recente tornata elettorale regionale. Lo abbiamo intervistato, nell’ufficio della sua azienda, la cooperativa Atlante, 12 dipendenti, sede in via Orberdan. Chi si aspettava un uomo amareggiato, rimarrà sorpreso.
Cosa fa adesso Lamioni, dopo aver lasciato quasi ogni incarico?
«Lamioni lavora per la sua azienda. Si diverte a fare ciò che negli ultimi dieci anni non ha potuto fare appieno per svolgere il ruolo di rappresentanza delle imprese».
E in politica?
«In politica sto lavorando per declinare il brand dell’associazione – lista civica Passione per la Toscana - che diventerà a breve Passione per Grosseto. Presto partirà una campagna di adesione. Non solo. Il marchio verrà depositato a livello nazionale, con uno statuto che è in fase di scrittura nello studio del notaio Usticano. E in Toscana (in almeno 8 città) da settembre avremo in campo questa stessa sigla, interamente civica, di centro- destra ma senza Area Popolare».
Perché a un certo punto lei - sempre super partes, sempre al centro - ha deciso di andare a destra?
«Perché non rifuggo alle sfide difficili e perché mi ritengo persona con gli attributi che tra le scelte giuste e quelle facili sceglie le prime».
Per alcuni Lamioni poteva essere il candidato di quel Pd a cui non piace Borghi.
«Leggende metropolitane. La verità è che io sono sempre stato Lamioni, il figlio del consigliere provinciale del Msi, con una tradizione familiare di destra. Se avessi fatto scelte diverse, alle quali non ho mai pensato, sarebbe venuta giù la cappella di famiglia, a Cana. La sfida più bella è impegnarmi laddove c’è da ri-costruire: un’alternativa di governo nella mia Maremma, per esempio. Perché in Maremma se non governiamo più (e avevamo 12 Comuni) non è colpa del destino cinico e baro, ma del fatto che a un certo punto ci siamo persi, disuniti. Risultando ai nostri elettori senza visioni, senza proposte, a volte con la pancia piena, a volte rassegnati».
Lei da presidente della Camera di commercio è stato eletto due volte per acclamazione anche da consiglieri con orientamenti diversi. Oggi c’è un altro clima. E forse dipende anche dal suo posizionamento.
«Io credo mi sia sempre stata riconosciuta una certa autorevolezza. Ho sempre agito super partes, andando oltre le appartenenze. Le aziende non sono né di destra né di sinistra e vanno rappresentate in maniera terza. Il consenso, poi, non mi pare un difetto. Piuttosto sono preoccupato adesso, che si andrà a votare il nuovo presidente della Cciaa in un clima di contrapposizione. Il mio auspicio è di scegliere in maniera unitaria per il bene delle imprese».
L’anno prossimo si voterà a Grosseto, Orbetello, Castiglione della Pescaia, Scansano e Roccalbegna…
«Passione ce la metteremo ovunque. La nostra componente civica sarà presente in ogni realtà».
Parliamo di Marras. Eravate molto amici, giusto?
«In questa competizione si sono lacerati rapporti umani che nella mia visione della vita vengono prima delle appartenenze politiche. E’ un rammarico. Ciononostante sarei stato contento per la Maremma se avesse fatto l’assessore. Attenzione, però: non possono lamentarsi della scarsa considerazione che ci riserva Enrico Rossi coloro che l’hanno votato e chi a fine maggio (un 50%) ha preferito andare al mare o stare a casa».
Saimo Biliotti.
«Saimo lo conosco da anni e i rapporti erano sempre stati amicali e corretti. In campagna elettorale ha detto falsità come quella che avrei corso con il paracadute, quando in realtà sono stato l'unico a gettare il cuore oltre l'ostacolo senza garanzie. Mi sarebbe piaciuto un suo commento anche sulle mie dimissioni dalla Camera di Commercio… Comunque esistono persone - come diceva Pajetta - che tra la verità e il partito scelgono il partito. Io scelgo la verità. Polemica chiusa».
Il suo risultato elettorale può essere letto in diversi modi…
«Il risultato a livello regionale è stato pessimo e l'ho ammesso subito. Sulla mia pelle ho compreso che il voto regionale ha una valenza politica e non c’è spazio per proposte civiche. Tuttavia nel collegio grossetano l’8% che ho ottenuto lo trovo straordinario, perché raggiunto con due sole iniziative a Grosseto , cercando il consenso tra due blocchi ben organizzati (Lega-FdI e Pd) che rendevano esiguo lo spazio per un’altra offerta politica. A distanza di un mese dal voto, riesaminando la tornata elettorale, anche molti avversari, hanno valutato il risultato come eccellente. Il mio è un 8% di persone che non avrebbero votato o magari votato il Pd e che riposizionano il centrodestra quasi alla pari per la sfida di Grosseto. Una piccola concessione al mio ego: sono convinto che in città nessuno, anche i campioni locali delle preferenze, solamente con una lista civica e il proprio nome in una competizione regionale, avrebbe potuto fare altrettanto».
Lei pensa che la partita sulla città sia adesso in equilibrio?
«No, ancora no. Il centrodestra è diviso. Dobbiamo ritrovare l'unità per giocarsi la partita. Poi per vincerla bisogna riuscire a essere rappresentativi e attrattivi per quella parte della città (sfiduciata e rassegnata) che non vota più e che di fatto aiuta il Pd».
Chi lo farà il candidato-sindaco del centrodestra. Lamioni ci fa un pensierino?
«Lamioni, se facesse il sindaco, dovrebbe lasciare la sua azienda in altre mani e la cooperativa è la mia vita. Dovrei rinunciare a molto sotto tutti i punti di vista e trovare un equilibrio che credo di aver raggiunto. E poi sto per iniziare a scrivere il secondo libro. Tuttavia l’impegno e il contributo personale e della nostra lista civica ci sarà senza riserve».
Ultima domanda. Mi dica la verità: lei si sente oggetto di invidia…
«Più giocano sporco, più colgo questo stato d’animo nei miei confronti, e più aumentano le mie motivazioni».
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