Il Tirreno

Grosseto

Nessun colpevole per la morte dell’operaio

Francesca Gori
La fornace  dove avvenne l'incidente mortale
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La fornace dove avvenne l'incidente mortale

Travolto da un carrello alla fornace Sanlorenzo: imputati tutti assolti. Indagini da riaprire, per i giudici della Corte d’Appello quella sera c’era anche un’altra persona

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GROSSETO. Non c’è alcun responsabile per la morte di Massimo Guidarini, l’operaio rimasto ucciso dal carrello del forno di cottura l’8 aprile 2007 nello stabilimento Sanlorenzo a San Martino. I giudici della Corte d’Appello di Firenze hanno letto la loro sentenza: i due imputati, condannati in primo grado dal tribunale di Grosseto, sono stati assolti perché il fatto non sussiste.

Per la morte di Guidarini, in primo grado, furono condannati Luigino Nalesso (sei mesi), responsabile esterno del servizio di prevenzione e protezione, e Flora Nencini, di Cecina, legale rappresentante della Sanlorenzo (un anno). Per gli avvocati difensori di Nalesso, Alessandro Risaliti e Luciano Giorgi, il reato che gli era stato contestato e per il quale era stato condannato, non sussiteva. E alla stessa conclusione sono arrivati i giudici fiorentini che qualche mese fa avevano incaricato un super perito per la ricostruzione della vicenda.

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Le argomentazioni degli avvocati e soprattutto quello che l’ingegner Giovanni Romanini di Arezzo ha messo nero su bianco nella sua perizia, hanno convinto i giudici della Corte d’Appello a trasmettere gli atti alla Procura di Grosseto, affinché le indagini vengano riaperte. Perché le conclusioni del perito parlano di un’altra persona, una terza, presente la notte della tragedia alla fornace.

«Non possiamo che essere soddisfatti di questa decisione - dice l’avvocato Alessandro Risaliti - e anche noi metteremo a disposizione della Procura gli atti dell’indagine difensiva che abbiamo presentato al processo. La presenza di una terza persona, quella notte alla fornace, l’abbiamo sostenuta fin dall’inizio. Ora anche i giudici hanno creduto a questa tesi».

Compito della Procura quindi, sarà quello di trovare chi era insieme a Guidarini la notte tra l’8 e il 9 aprile 2007. Il suo compito era quello di sorvegliare il ciclo continuo della cottura dei mattoni che avviene in un forno, dotato di precamera, dove il materiale arriva trasportato su carrelli. Il ciclo è automatico e comandato da una consolle che si trova sopra il forno. Guidarini era entrato in servizio alle 21; dopo 26 minuti si era verificata un’anomalia: la porta tra la precamera e il forno non si era chiusa bene, lui aveva fermato immediatamente il carrello bloccando il ciclo automatico ed era sceso a controllare. Il perito ha ipotizzato due dinamiche dei fatti.

Una ritenuta «altamente improbabile», secondo cui Guidarini sarebbe salito sul carrello in movimento, pur sapendo che era in atto il sistema automatico di cottura del materiale, e che dunque quel gesto gli sarebbe costato la vita. Un comportamento illogico.

La seconda ipotesi, ritenuta «la più probabile» dal perito - che è anche quella ricostruita dalla difesa - è che mentre Guidarini era nella precamera, sicuro del fatto che il ciclo era stato da lui stesso fermato e che, essendo solo nello stabilimento, solo lui poteva farlo ripartire una volta uscito dalla precamera, qualcuno lo abbia rimesso in moto. Secondo il perito alle 21.26 e 19 secondi, quando scattò l’allarme, Guidarini si trovava nella consolle di comando, sopra il forno, poiché il “reset” - possibile solo da essa - è stato cliccato nel giro di appena 6 secondi. A questo punto il fuochista avrebbe spostato il selettore da “remoto” a “locale”, provocando l’arresto immediato del carrello; in questo modo poteva riavviare il sistema in un secondo momento dal pannello manuale accanto alla precamera. Guidarini, dice il perito, ha avuto così tutto il tempo di scendere all’ingresso del forno ed entrare in precamera. Una volta qui, secondo il perito, un’altra persona, probabilmente accortasi che il sistema era bloccato, dalla consolle di comando sopra il forno lo ha riavviato; la porta del forno si è chiusa e il carrello che attendeva di entrare nella precamera si è messo in moto. Una tesi, questa, sposata anche dai giudici di Firenze.

Ora resta solo una domanda alla quale dovrà dare risposta la Procura: chi c’era quella sera alla fornace?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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