Sicurezza
Nuove speranze per i bambini come Gughi
Luminare dell'università di Bristol ospite del Comune di Grosseto per parlare di una cura sperimentale
GROSSETO. La diagnosi di glioma intrinseco del ponte encefalico (Dipg) per un bambino equivale purtroppo a una condanna a morte perché dopo la diagnosi l'aspettativa di vita oscilla tra i sette e i nove mesi.
Una nuova speranza arriva però dal metodo Ced, la terapia sperimentale messa a punto dal professor Steven Gill, neurochirurgo del Royal Children Hospital di Bristol. Tra i bambini trattati finora con questo metodo rivoluzionario come forma di terapia compassionevole c'è anche il piccolo Guglielmo Grassellini, il bambino grossetano a cui la gravissima patologia è stata diagnosticata nel marzo dello scorso anno. Su di lui, assicurano i genitori, i risultati sono al momento incoraggianti.
Nella giornata di sabato 27 giugno il professor Gill era a Grosseto, ospite dell'associazione Tutti per Guglielmo Onlus nella sala consiliare del Comune, per raccontare come è nato e in cosa consiste il suo metodo.
«Il metodo Ced - dice il professor Gill - è stato messo a punto nell'arco di circa dieci anni. Abbiamo iniziato a testarlo su pazienti adulti affetti dal morbo di Parkinson, poi siamo passati a trattare i tumori cerebrali, prima sugli adulti e poi sui bambini. Ora per poter proseguire e studiare l'efficacia di nuovi farmaci vogliamo far partire un trial clinico che coinvolgerà 18 bambini da tutta Europa. Occorrono però ingenti risorse che stiamo raccogliendo attraverso la fondazione Funding Neuro».
L'obiettivo è ambizioso visto che si parla di un milione e 200mila euro necessari per finanziare il trial clinico. La sfida è però importante perché al momento questa terapia all'avanguardia è disponibile soltanto come cura compassionevole quando tutte le altre terapie hanno fallito. In futuro invece potrebbe essere una opportunità fruibile da tutti.
La particolarità del metodo consiste nella possibilità di praticare infusioni dirette dei chemioterapici raggiungendo il tumore in modo mirato e superando la barriera ematica che protegge il tessuto cerebrale bloccando tutte le sostanze nocive e velenose, compresi i farmaci. Le infusioni avvengono tramite quattro minicateteri che vengono impiantati e collegati a un port in titanio applicato alla scatola cranica. Con questo sistema si possono regolare la quantità di farmaco e la velocità d'infusione e il paziente, che non ha dolore durante i trattamenti, non accusa i gli effetti collaterali tipici della chemioterapia. Il metodo fa regredire il tumore e i sintomi ad esso associati e allunga la speranza di vita dei malati.
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Per assistere all'incontro con il professor Gill la sala consiliare del Comune era gremita di medici, addetti ai lavori, soci dell'associazione e altre famiglie che condividono la stessa battaglia dei Grassellini. Perché quello è stato il primo pensiero dei genitori Valentina e Matteo quando la raccolta fondi per Guglielmo ha superato ogni aspettativa: mettere a disposizione quelle risorse per tanti altri piccoli Gughi nelle stesse condizioni. Al termine dell'incontro è stato consegnato simbolicamente il primo assegno da parte dell'associazione grossetana a Funding Neuro. Si tratta di oltre 78mila euro che da Grosseto "volano" in Inghilterra per partecipare a questa nuova gara di solidarietà che da cittadina diventa internazionale. «Chiunque voglia donare dei soldi - dice Matteo Grassellini - può fare un bonifico alla nostra associazione indicando nella causale Funding Neuro. Penseremo noi a girare le somme raccolte».
«Tutta la città - ha detto il sindaco Emilio Bonifazi aprendo l'incontro - ha seguito con partecipazione la vicenda di Guglielmo e la caparbietà con cui la famiglia ha cercato cure che non erano possibili in Italia. Siamo vicini all'associazione e speriamo che anche altri bimbi possano avere le opportunità di cura di Guglielmo».
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