Il Tirreno

Grosseto

Lascia il portafogli sul tettino dell'auto e parte. Lo ritrova in... ospedale

Pierluigi Sposato
L'ospedale di Orbetello: è qui che è stato riconsegnato il borsello (foto Russo)
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L'ospedale di Orbetello: è qui che è stato riconsegnato il borsello (foto Russo)

Grosseto: dentro c’erano denaro e documenti. "Chi me lo ha riconsegnato è una persona speciale e voglio ringraziarlo attraverso il giornale"

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ORBETELLO. Sono rari, ma ci sono. Sono i gesti di onestà, quelle azioni assolutamente disinteressate cui capita di assistere sempre meno di frequente ma che ogni tanto avvengono. Come è capitato a Umberto Noferi, un grossetano-orbetellano di 80 anni che nel giro di poche decine di minuti si è visto restituire il borsello da lui perso perché inavvertitamente lasciato sul tettino dell’auto su cui era poi partito. «C’era tutto, soldi e documenti». E quello che sembrava destinato a diventare un sabato d’inferno tra ricerche e denuncia ai carabinieri si è rivelata invece una normale giornata di relax.

«Devo ringraziare ancora una volta, dopo averlo fatto di persona, il giovane uomo che ha trovato il borsello e che si è dato da fare per rintracciarmi», dice Noferi. Il signor Umberto abita a Grosseto ma ha una proprietà anche a Orbetello. Così a è partito per raggiungere la laguna, in auto, insieme alla moglie. «Come al solito, sono sceso a Orbetello scalo a comprare il pane al forno. Ho preso del pane integrale e del pane bianco. Ho pagato, sono uscito, ho messo il pane in auto e sono ripartito. Quando sono arrivato a Orbetello mi sono accorto che il borsello non lo avevo più. Ho lasciato mia moglie, sono tornato indietro, sono andato al forno: ho chiesto, ma non sapevano nulla. Ero disperato. Non tanto per i soldi, ci saranno stati duecento euro, ma per i documenti, la carta d’identità, la patente. Mentre ero lì sono passati due agenti della polizia municipale, che mi hanno indirizzato alla caserma dei carabinieri per presentare denuncia di smarrimento. Ma mentre ero con loro mi è squillato il telefono che avevo nella tasca dei pantaloni: era il portiere dell’ospedale San Giovanni di Dio di Orbetello che mi avvertiva che il borsello era stato ritrovato, ed era lì».

Scusi,signor Umberto, ma come ha fatto ad arrivare fino a lì il borsello? «Eh, ora le spiego. Intanto le dico che appena arrivato all’ospedale il portiere mi ha detto che l’aveva trovato una persona che in quel momento stava assistendo una persona malata. Me lo sono fatto chiamare e lui è venuto. L’ho ringraziato cento volte. Me lo sono abbracciato. L’ho baciato. Lo ringrazio anche adesso attraverso il giornale. Non è italiano. Ho voluto dargli qualcosa ma non ha voluto niente di niente. Una persona speciale».

Ma lei come è stato rintracciato? Nel borsello c’era scritto da qualche parte il numero del suo cellulare? Oppure a un numero fisso e hanno provato a chiamarla a casa? «No no, è andata in modo diverso. Io non ho più il numero fisso, da tanti anni: mia moglie e io abbiamo solo i cellulari. Dal documento sono risaliti alla mia identità. E poiché io sono donatore di sangue, all’ospedale di Orbetello hanno il mio numero di cellulare. Così è bastato fare una breve ricerca e mi hanno chiamato».

L’ultimo mistero: ma il borsello dove è stato trovato? Era al forno? Anche la persona che l’ha trovato era al forno? «No. Il borsello era per terra, a cinque-sei metri di distanza: alla prima curva deve essere volato via dal tettino e lì l’ha trovato questa persona che era appena uscita dalla farmacia, che si trova proprio accanto al forno, doveva aveva preso qualcosa che doveva servirgli per l’assistenza ospedaliera che si accingeva a prestare».

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di Redazione web