Il Tirreno

Grosseto

Stragi di pecore, pastori in pressing sui politici “Subito le catture dei predatori promesse e mai fatte”

Fiora Bonelli
Un attacco di predatori a un gregge in Amiata (foto di repertorio)
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Un attacco di predatori a un gregge in Amiata (foto di repertorio)

All’assemblea a Grosseto contestata l’idea di tenere le pecore chiuse nei recinti, e vogliono deroghe alla direttiva europea Habitat

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GROSSETO. «Vogliamo catturare gli animali che danneggiano i nostri greggi». Gli allevatori del Grossetano, con le loro associazioni di categoria, Cia rappresentata da Enrico Rabazzi, Coldiretti da Andrea Renna e Confagricoltura da Anton Francesco Vivarelli Colonna, mettono sul piatto il dramma che sta vivendo la pastorizia a causa della continue predazioni e lo presentano a moltissimi sindaci della provincia arrivati, per ascoltare la questione delle aggressioni alle greggi, nella sede della Cia di Grosseto, dove erano stati invitati anche il capogruppo Pd della Regione, Leonardo Marras, e il presidente della commissione agricoltura della Camera, Luca Sani, anche lui del Pd.

È stata una giornata in cui si è proposto di ricominciare il discorso da dove si era lasciato nel luglio 2014, quando fu firmato un protocollo d’intesa fra tutte le associazioni, comprese quelle ambientaliste, in cui si concertava di catturare gli animali vaganti che danneggiano le pecore. «Invece nessuna cattura è stata fatta», dicono gli allevatori. E ora tutti chiedono, in tempi rapidi, proprio quelle catture promesse e non effettuate e si chiedono risarcimenti adeguati a chi subisce predazioni, ben oltre i 15.000 euro in tre anni come la Regione ha concesso finora.

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Fra gli allevatori presenti, VIrgilio Manini ha chiesto ai sindaci un’attenzione maggiore al problema: «Il rischio è che ci troviamo con l’ufficiale giudiziario in casa - ha detto - e con animali che vagano indisturbati attorno a quei recinti dove sono chiuse le pecore, recinti che sono strumenti rischiosi anche per il sorgere di patologie fra pecore e insidiose per il latte. Nessuno vuol sparare ai lupi - ha detto Manini - ma vogliamo che questi animali siano catturati subito e portati via».

Molti dei sindaci presenti (alcuni non c’erano, ma hanno mandato il loro sostegno agli allevatori) hanno espresso la loro solidarietà a Carmelo Masala, con un’azienda vittima di predazioni ripetute che gli sono costate 500 capi in tre anni e che ha organizzato la manifestazione di protesta dell’altro giorno a Manciano, con le pecore uccise esposte in piazza. Anche Masala ha ribadito che i recinti costituiscono un problema e non portano vantaggi, ma solo difficoltà ulteriori all’allevamento».

«Non c’è più tempo da perdere”- ha detto anche Angelo Marzocchi di Roccalbegna - siamo allo stremo». Fernando Tizzi di Saturnia ha ribadito la sua visione di una pastorizia libera dai predatori e imperniata sul rispetto del lavoro di chi quotidianamente fatica per tirare avanti: «I lupi, gli ibridi e tutto il resto non ci devono stare qui. Non c’è possibilità di convivenza con le pecore».

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Luca Sani e Leonardo Marras si sono impegnati a prestare tutta l’attenzione possibile al problema e ripartire da dove il discorso si era interrotto la scorsa estate. «Il documento con le nostre richieste è stato sottoscritto dai sindaci presenti - spiega Enrico Rabazzi della Cia - e anche dai vertici della Camera di Commercio e dal presidente della Provincia, Emilio Bonifazi. Anche i sindaci che non erano presenti hanno fatto sapere che lo sottoscriveranno».

Dall’incontro è uscita anche un’altra idea che potrebbe portare fino ai vertici europei: «Sarebbe opportuno - spiega Rabazzi - un confronto con i rappresentanti del Ministero dell’ambiente, della Regione e con rappresentanti di Bruxelles per capire se è possibile chiedere una deroga alla direttiva Habitat e affrontare il problema predatori nel nuovo scenario che non è più quello di decine di anni fa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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