Attenzione
Minacce alla convivente «Ti sgozzo»: condannato
Maltrattamenti ma anche resistenza ai carabinieri chiamati dalla donna Quando la pattuglia era arrivata lui stava giocando alla playstation sul divano
FOLLONICA. Quando venne arrestato giocava alla playstation, seduto sul divano, come se niente fosse accaduto poco prima. Come se non ci fossero state le minacce con un coltello a serramanico. Come se non avesse mai detto che le avrebbe tagliato la gola. Era il gennaio scorso. Adesso l'uomo, un polacco di 45 anni assistito dall'avvocato Roberto Cerboni, è stato processato con il rito abbreviato (sconto di un terzo sulla pena) davanti al giudice Valeria Montesarchio, per maltrattamenti in famiglia e per resistenza ai carabinieri che erano intervenuti su richiesta della donna. Il pm Maria Navarro aveva chiesto 3 anni e 4 mesi, il giudice ha ritenuto equa una pena di 2 anni e 4 mesi, e lo ha rimesso in libertà. L'imputato ha assistito all'udienza, cui è stato accompagnato dalla polizia penitenziaria.
Era stata appunto la sua convivente, una connazionale, a dare l'allarme al 112 e ad attendere la pattuglia sul pianerottolo. Qui i militari l'avevano trovata impaurita, mentre raccontava di essere stata minacciata con un coltello. Quando i carabinieri erano entrati, l'uomo stava giocando alla playstation: prima li avrebbe offesi («sbirri di m…, vi sgozzo»), poi avrebbe sputato loro, poi era scattato verso la cucina, come se volesse davvero andare a prendere un coltello. Ed era stata lotta tra i militari e quest'uomo alto e pesante, che di farsi immobilizzare proprio non voleva saperne. Ubriaco, oltretutto. E che continuava a urlare anche se ammanettato: «Ti sgozzo, quando esco di galera ti vengo a cercare, ti brucio la faccia con l'acido», rivolto alla convivente.
Quello del gennaio scorso non sarebbe stato comunque un episodio isolato, perché la Procura aveva contestato all'uomo - già conosciuto alle forze dell'ordine e agli uffici giudiziari - fatti simili risalenti al passato, quando questi avrebbe anche detto che avrebbe dato fuoco alla casa della donna. L'arresto era stato convalidato e il gip lo aveva messo in carcere, perché i comportamenti violenti del passato avevano fatto ipotizzare che l'indagato potessa di nuovo commettere fatti simili.
La donna si era detta non più disposta a perdonare, come avvenuta tante altre volte in passato, nel corso di una relazione burrascosa. Minacce, offese e percosse sarebbero state all'ordine del giorno, quando l'uomo non era in galera per i suoi tanti reati commessi. È vero che la donna non aveva mai denunciato nulla prima, ma tale atteggiamento è stato ritenuto più che comprensibile dal giudice. A nulla è servito che l'indagato negasse tutto durante l'interrogatorio perché quanto raccontato dalla donna sembrava perfettamente credibile.
Pierluigi Sposato
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google