Sicurezza
Attentato in Tunisia: l'inferno a cento metri dal mio ufficio
Il racconto di un grossetano a Sousse. Le sirene spiegate, poi la telefonata dell’ambasciata: "State tutti bene?"
GROSSETO. Port El Kantaoui è un paradiso per i turisti e per i tantissimi stranieri che hanno scelto quello spicchio di Maghreb che si affaccia sul Mediterraneo a pochi chilometri da Tunisi. Discoteche, donne che la sera escono. Un islamismo moderato che va a braccetto con lo sviluppo della città che guarda verso l’Europa. Ma a Sousse, venerdì 26, si è scatenato l’inferno, a poche centinaia di metri dall’ufficio dove lavora Massimo Tarentini. Grossetano, 48 anni, si è trovato catapultato in una realtà che non aveva mai vissuto: lui, in quella città vive da quattro anni e non aveva mai sentito il rumore dell’Is. Non aveva mai sentito l’odore di morte. «È successo tutto in un attimo - racconta - ero in ufficio quando sono cominciate a passare per strada ambulanze e auto della polizia. Una dietro l’altra, con le sirene accese. Non avevo mai sentito niente del genere». Dall’ufficio del grossetano, che lavora per il Gruppo minerali industriali che proprio lì ha una cava di sabbia di silicio, l’albergo Imperial non si vede. «Ma è a poche centinaia di metri da qui - aggiunge - anche se sinceramente finché non abbiamo capito cosa fosse successo, il pensiero di un attentato terroristico non ci ha nemmeno sfiorato».
È stata la Farnesina, ad avvertire subito Tarentini che poco più avanti un uomo aveva aperto il fuoco sui turisti. «Qua l’ambasciata funziona molto bene - spiega - e siamo stati subito contattati per capire se avevamo avuto problemi e se stavamo bene. Nè io e nemmeno i miei colleghi abbiamo subito alcun danno e per fortuna nessun altro collaboratore della nostra società». Ma nemmeno gli amici del grossetano che è arrivato in Tunisia la prima volta nel 2009 e che poi, una volta andato a vivere là due anni dopo, non l’ha più lasciata. «Io lavoro con la popolazione locale - spiega - sono il responsabile commerciale della società e mi occupo del mercato locale. Qua, soprattutto in questa città, non ci sono mai stati atti di estremismo di alcun tipo. Le donne indossano le minigonne, ci sono una cinquantina di discoteche e la popolazione locale è evoluta. Non ci sono grandi differenze con altri Paesi europei e non abbiamo mai avuto paura».
Quello che però è successo ieri ha creato una frattura, con quello che era stato fino a poche ore prima. «Sono convinto che gli abitanti di Sousse sapranno reagire - aggiunge - come hanno già cominciato a fare ieri. Questo è un posto tranquillo dove difficilmente l’estremismo islamico potrà attecchire».
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