Il Tirreno

Grosseto

Cameriere al bar del Misericordia e tanta bontà: il ricordo degli amici

Francesca Gori
Paulo Juliano Manganelli
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Paulo Juliano Manganelli

I funerali di Paulo Juliano Manganelli, trovato morto a Marina, si svolgeranno lunedì 29 giugno a Sterpeto

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GROSSETO. «Tutto è difficile prima di diventare facile». Poi un sorriso stendeva gli angoli della sua bocca e i suoi occhi si facevano ancora più morbidi. Accarezzavano il volto di chi parlava con lui, di chi gli era seduto davanti e lo ascoltava. Perché di amici, Paulo Juliano Manganelli, l’uomo di 36 anni trovato morto nella sua auto vicino alle Colonie di Marina, ne aveva tantissimi.

All’obitorio dell’ospedale Misericordia di Grosseto si è svolta l’autopsia poi è stata allestita la camera ardente che resterà aperta fino alla mattina di lunedì 29 giugno, giorno del funerale di Manganelli che sarà celebrato alle 11 a Sterpeto, dopodiché la salma sarà portata in cremazione. Così hanno deciso i suoi genitori, che due sere fa sono piombati nell’incubo peggiore possibile, quello di sopravvivere al proprio figlio.

Il risultato dell’autopsia si conoscerà tra alcune settimane. Per ora l’unica certezza è che a uccidere Paulo Juliano sia stato un malore fatale. Quello che resta da capire è cosa ci facesse una siringa nell’abitacolo della sua Fiat Punto, dove è stata trovata dai carabinieri della stazione di Marina di Grosseto e dai colleghi del norm della compagnia. L’uomo infatti non era mai stato segnalato come assuntore di sostanze stupefacenti e non aveva alcun precedente.

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«Era un gran lavoratore - ricordano gli amici di Juliano - ed era un bravissimo barman, sempre disponibile con tutti noi».

Paulo Juliano Manganelli da qualche mese lavorava a Principina, in una struttura ricettiva. «Ma aveva fatto anche il cameriere al Cielo Verde - ricorda Enrico - e aveva lavorato al bar dell’ospedale. Si è sempre dato da fare come un matto e soprattutto ha sempre avuto una parola per tutti. Per me era quasi un guru, un mentore».

Enrico e Paulo hanno condiviso tanti momenti insieme. «Momenti divertenti e momenti più profondi - ricorda - ma ogni volta che io avevo un problema e gliene parlavo mi diceva sempre che bisognava andare avanti sorridendo. Che tanto poi le difficoltà sarebbero finite e che alla fine anche noi saremmo stati davvero felici». Una pasta d’uomo. È questo che gli amici dell’uomo ricordano di lui. Anche chi lo aveva incrociato in qualche locale, dove lavorava come cameriere. «Era socievole - dicono ancora i suoi amici - e per questo è sempre in tutti i posti dove aveva lavorato ha lasciato un buon ricordo». Poi il buio di quella notte accesa soltanto dalla luna a pochi passi dalla pineta di Marina di Grosseto, non nel parcheggio del bagnetto del Dopolavoro Ferroviario, ma nel piazzale là vicino. In fondo alla passeggiata, comunque. Quando Manganelli è stato trovato, dopo che alcuni venditori ambulanti avevano visto quell’uomo riverso dentro l’abitacolo della sua auto, era morto probabilmente da un paio d’ore.

La notizia della morte di Manganelli è arrivata come un fulmine a ciel sereno tra i suoi amici che  hanno cominciato il triste via vai all’obitorio del Misericordia per stringersi ai suoi genitori e per salutarlo un’ultima volta, ricordando quel sorriso che lui aveva per tutti. E che lo ha reso così speciale agli occhi di chi lo conosceva bene e ancora oggi fa fatica a pensare che non lo incrocerà mai più.

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