Sicurezza
Trovato morto nella sua auto a 36 anni
Paulo Juliano Manganelli era in un parcheggio della zona Colonie: il magistrato ha disposto l’autopsia
MARINA DI GROSSETO. La zona è quella delle Colonie, il luogo è il parcheggio della zona Colonie. C’è un’auto, una Fiat Punto parcheggiata e ci sono alcuni ragazzi di colore, venditori ambulanti, che passano accanto a quei finestrini. E vedono un uomo riverso in mezzo ai due sedili. Quasi sdraiato al centro della vettura, esanime.
Sono stati loro, alle 3.20 del mattino di giovedì 25 giugno, a dare subito l’allarme ai carabinieri che sono arrivati in un attimo in quel parcheggio. L’uomo che era dentro l’auto, però, aveva già smesso di respirare da un pezzo. Era morto da almeno due ore.
Si chiamava Paulo Juliano Manganelli, avrebbe compiuto 36 anni il primo di agosto e viveva con la famiglia a Grosseto. Un ragazzone, stroncato da un malore fatale le cui cause dovranno essere chiarite dall’autopsia che si svolgerà all’obitorio del Misericordia.
I carabinieri, quando hanno aperto l’auto dell’uomo, hanno trovato anche una siringa. Paulo Juliano però non aveva mai avuto problemi di tossicodipendenza. Era cresciuto a Grosseto con i suoi genitori, con i quali aveva vissuto fino a poco tempo fa. Poi era stato assunto come cameriere stagionale in una struttura turistica di Principina e aveva preso un appartamento in affitto proprio nella zona.
Quando i militari della stazione di Marina sono stati chiamati nel cuore della notte per la presenza di quell’uomo in auto, hanno sperato fino all’ultimo di trovarlo ancora vivo. Paulo Juliano, era morto da almeno due ore, quando il suo corpo è stato ritrovato in quel parcheggio e anche l’intervento del 118 è stato inutile. Il medico ha soltanto potuto constatare la morte del trentaseienne.
Appassionato di calcio, tifoso del Brasile.È toccato ai carabinieri andare a suonare alla porta di casa dei genitori del ragazzo per dire loro che non avrebbero rivisto Paulo vivo. Che se ne era andato così, in un parcheggio di Marina di Grosseto, per cause ancora del tutto da chiarire.
Le indagini sono cominciate subito per stabilire se ci fosse stato qualcuno in auto con l’uomo o se invece si fosse trovato lì da solo. E sarà anche necessario capire cosa ci fosse dentro quella siringa trovata dentro l’auto e soprattutto risalire, nel caso in cui si trattasse di sostanze stupefacenti, al pusher che potrebbe aver venduto la dose mortale al trentaseienne. Il cameriere non aveva mai avuto alcun problema con la giustizia e non era mai stato segnalato come assuntore. Una scoperta, questa, che ha fatto drizzare le antenne ai carabinieri che ora aspettano il risultato dell’autopsia sul corpo dell’uomo. Autopsia che è stata disposta proprio dal magistrato per cominciare a dare delle risposte chiare alla famiglia del trentaseienne.
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