Lutto
Rifiuti, il paradosso maremmano: multa doppia in bolletta tra ecotassa e quote indifferenziata
A dieci anni dalla firma la convenzione capestro tra enti pubblici e impianto delle Strillaie provocherà aumenti fino al 18%. Gli ambientalisti: "Colpa dell’incenerimento, troppi conflitti di interessi"
GROSSETO. Il punto di rottura sta per arrivare e, con esso, un nuovo salasso per i cittadini: la tassa sui rifiuti pagata in provincia di Grosseto quest’anno è destinata ad aumentare fino addirittura al 17,8 per cento in più. Un aumento paradossale visto che serve a pagare la penale per aver – udite udite – prodotto meno rifiuti indifferenziati del previsto. Insomma, nonostante gli sforzi per fare la raccolta differenziata come prevede la legge e come imporrebbero il senso civico e il rispetto per l’ambiente – oltre che la convenienza economica – per i cittadini della provincia di Grosseto produrre meno rifiuti indifferenziati è una “colpa”. Che costerà loro cara.
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Un salasso annunciato. L’aumento non piomba all’improvviso. Da anni il Forum Ambientalista di Grosseto, con in testa il suo portavoce Roberto Barocci, denuncia questa anomalia tutta maremmana. Mercoledì 24 giugno a Grosseto, in una conferenza stampa convocata per annunciare il convegno “Come gestire i rifiuti” che si terrà a Manciano sabato 27 giugno, Barocci è tornato a denunciare il paradosso del sistema di gestione dei rifiuti che vige nel Grossetano, avvertendo che il tempo è ormai scaduto.
Errori e conflitto d’interessi. Ma come si è arrivati a dover pagare una multa per un risultato che è semmai lodevole? «Perché i programmatori economici che hanno redatto i piani provinciali di gestione dei rifiuti nel 2002, 2006 e 2013 hanno sbagliato – spiega Barocci – e perché c’è un conflitto di interessi di chi siede nel consiglio d’amministrazione di Sei Toscana, il gestore unico dei rifiuti, e anche in quello di Scarlino energia, la società proprietaria dell’inceneritore». L’inceneritore, infatti, si alimenta di cdr (combustibile da rifiuti) che si ottiene proprio da rifiuti indifferenziati. Se manca la differenziata gli inceneritori non vanno. «Se un amministratore fa l’interesse dell’incenerimento non può fare quello della differenziata», dice Barocci.
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La Provincia sbagliò i calcoli. Tutti e tre i piani sui rifiuti redatti dalla Provincia di Grosseto prevedevano un aumento della produzione dei rifiuti proporzionale all’aumento del Pil, cioè del 5 per cento l’anno. E invece tra la crisi, la nuova sensibilità sui temi ambientali, i nuovi comportamenti virtuosi in materia di differenziata e la legge, che obbliga a premere l’acceleratore sulla raccolta differenziata, sul riciclo e sul riuso, non solo la produzione dei rifiuti in generale è crollata, ma – come in un sistema di vasi comunicanti – aumentando la differenziata è diminuita l’indifferenziata. Se si tolgono la carta, la plastica, l’alluminio, l’umido, il vetro e così via, di rifiuti indifferenziati ne restano pochi. E infatti la produzione di indifferenziata è passata da 119.810 tonnellate del 2002 a 95.690 nel 2014. Allo stesso tempo la raccolta differenziata è passata dal 18,45 al 30,91 per cento.
La convenzione capestro. E invece nel 2005 l’allora Ato e la società la Unieco (oggi Futura spa), gestore delle Strillaie, sulla base di queste previsioni hanno firmato una convenzione che fino al 2033 obbliga i 28 comuni della provincia a conferire 91.436 tonnellate di rifiuti indifferenziati all’anno alle Strillaie. «Secondo la convenzione – spiega Barocci – se non si rispettano questi quantitativi scattano le sanzioni. Cioè la tariffa media che i Comuni pagano per portare i rifiuti all’impianto, e che ammonta a 57,47 euro a tonnellata, subirà un aumento del 5,1 per cento se il calo è compreso tra il meno 3 e il meno 10 per cento di indifferenziato conferito; del 12,7 per cento se il calo è tra il meno 10 e il meno 15 per cento; e del 17,8 per cento se il calo è tra il meno 15 e il meno 20 per cento. Costi in più che saranno caricati in bolletta». Se la produzione di indifferenziata seguirà l’andamento degli ultimi anni, cioè una discesa in picchiata, quest’anno scatterà la penale.
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Il paradosso. Un paradosso se si pensa che oltre a queste penali per l’indifferenziata i maremmani dovranno pagare anche la penale per il motivo opposto, e cioè per non aver raggiunto la percentuale di differenziata prevista dalla legge. In provincia di Grosseto la raccolta differenziata è ferma intorno al 30 per cento, mentre per legge doveva essere al 65 per cento già nel 2013.
Le responsabilità. «La previsione era volutamente sbagliata – sostiene Roberto Barocci – perché c’è un conflitto di interessi. Le persone che siedono nel cda di Sei Toscana sono le stesse che siedono nel cda di Scarlino energia». Insomma, il soggetto privato che dovrebbe valorizzare la raccolta differenziata (Sei Toscana), ha legami con l’inceneritore (Scarlino energia) che, invece, per funzionare ha bisogno di rifiuti indiffereziati da bruciare, previo trattamento alle Strillaie. Di sette componenti del cda di Sei Toscana, tre sono anche membri del cda di Scarlino energia e cioè: Giuseppe Pinto (vicepresidente di Scarlino energia), Marco Buzzichelli (anche nel cda di Sienambiente) e Stefano Carnevali. Fabrizio Vigni, vicepresidente di Sei Toscana, è stato nel cda di Scarlino Energia fino al 2013.
Anche l’Ato nel mirino. Barocci torna a puntare il dito anche su Andrea Corti, direttore dell’Ato, che ha elaborato la convenzione con le Strillaie: «È vero che non è lui l’estensore del piano provinciale che prevedeva un aumento sproporzionato dei rifiuti ma è anche vero che non ha mai segnalato quesgli errori clamorosi».
Rimodulare le Strillaie. Che fare? Da tempo gli ambientalisti chiedono che la convenzione venga disdetta in autotutela e le Strillaie rimodulato per consentire a Futura lo stesso risultato economico, ma trattando la differenziata. «È possibile – conclude Barocci – se solo si supera il conflitto di interessi».
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