Sicurezza
«Persi 50 capi in 15 giorni»
Altre cinque pecore sbranate nell’allevamento di Carmelo Masala
MANCIANO. A distanza di 24 ore, nuovo attacco all’azienda ovina di Carmelo Masala nel comune di Manciano.
Uno stillicidio quotidiano che ha portato l’allevatore anche a mettere in campo una provocazione plateale, con un camion in cui erano adagiate le pecore morte e ferite, esposte sulla pubblica piazza. Mercoledì mattina, infatti, Carmelo Masala con un improvvisato presidio di molti allevatori delle zone circostanti, era alla rotonda di Manciano con le sue cinque pecore attaccate da un predatore e giovedì mattina, nel suo campo di Pian dei Cerrai a Manciano, ne ha trovate aggredite altre cinque. Ce ne sono poi 20, che dopo tre predazioni, che si sono susseguite nell’arco di una quindicina di giorni, mancano all’appello e sebbene siano state cercate dappertutto, non si trovano.
L’azienda di Carmelo Masala è sotto pressione e l’allevatore è davvero basito: «Mi ha preso di mira - dice - questo predatore. Stamani le mie pecore erano state di nuovo massacrate. Ne ho trovate tre morte e due ferite. Esattamente come il giorno precedente. E le due pecore ferite probabilmente le dovremo sopprimere allo stesso modo delle due di ieri mattina. E anche questa volta ho attraversato la trafila burocratica, coi veterinari e lo smaltimento».
Però, questa volta, c’è qualcuno che il predatore l’ha visto: un animale col manto scuro nella parte davanti, grigio nella parte dietro. E’ sbucato all’improvviso da un campo di granturco che un vicino di Masala stava annaffiando. L’uomo, mentre stava sistemando la pompa, l’ha visto uscire dalle piante di granoturco e se l’è trovato a una ventina di metri di distanza: «Erano circa le 20,30 di mercoledì sera - racconta Masala - ma purtroppo questa persona non aveva il mio cellulare e non mi ha potuto avvertire. Fatto sta che stamani il predatore mi ha fatto l’ennesima strage. In quindici giorni - prosegue - ho perso 50 capi. Un danno incalcolabile, perché le conseguenze le sappiamo tutti: latte mancante, aborti. Nemmeno vogliono andare a montone le mie pecore. Questa porzione di gregge che tengo a Pian dei Cerrai, formato da 500 pecore bellissime, oggi, assediato dai predatori, è distrutto».
Masala ribadisce, poi, con forza, la sua visione di pascolo e gli accorgimenti messi in atto perché il gregge venga su bene: «Le pecore - dice - hanno bisogno di pascolare, di trovare l’erba giusta. D’estate mangiano durante la notte, come sanno tutti i pastori. Come facciamo a tenerle chiuse? Ammassate in un recinto, soffrono tutte, soffrono troppo. Comunque - aggiunge - credo che la situazione sia al limite. Adesso gli allevatori sono partiti nella protesta e nelle richieste e non fanno di certo retromarcia. Ieri sera, dopo che ero stato presente a Manciano in un’assemblea di pastori, ho partecipato all’incontro degli allevatori di Marrucheti. C’era un bel po’ di gente e le associazioni sono con noi. Tutti d’accordo a mettere dei paletti a questa situazione. Bisogna fare presto, prestissimo. Ne va della stessa sopravvivenza di tutto l’allevamento della provincia di Grosseto e della filiera casearia. Spero che si comprenda la delicatezza di questa situazione».
Fiora Bonelli
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