Il Tirreno

Grosseto

Strage infinita di pecore, esplode la rabbia dei pastori

di Fiora Bonelli
Il presidio improvvisato dagli allevatori a Manciano
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Il presidio improvvisato dagli allevatori a Manciano

Ancora attacchi di predatori alle greggi in Amiata, allevatore carica i corpi sbranati e li esibisce nella piazza del paese: “In tre anni ho perso 500 capi”

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MANCIANO. Pecore aggredite esposte in piazza. Dopo aggressioni a non finire, dopo appelli e racconti senza esiti positivi del dramma che stanno vivendo gli allevamenti del Grossetano, Carmelo Masala, che ha subito una ennesima predazione nel suo gregge di Pian dei Cerrai, a Manciano, ha caricato le carcasse delle pecore morte e alcune ferite sul suo camion, e le ha portate alla rotonda di Manciano a mostrare pubblicamente qual è la sorte quasi quotidiana dei greggi.

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«Me ne sono accorto a mattina – racconta Masala – e ho trovato queste cinque aggredite: una completamente spolpata, due azzannate e morte poi nel giro di pochi minuti e due ferite che dovranno essere soppresse a momenti, perché sono state morse dappertutto e al morso del lupo non si sopravvive. Un’altra decina sono sparite e non le ho ancora ritrovate. Noi vogliamo solo la tranquillità per lavorare – dice ancora il pastore – Non ce la facciamo più. Ho subito un’aggressione che mi è costata 25 pecore pochi giorni fa. In tre anni ho perso, per predazioni ripetute, fra i 400 e i 500 capi. Bisogna che tutti sappiano il dramma che stiamo vivendo».

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Masala ha portato il camion alla rotonda di Manciano ed ha avvertito i colleghi allevatori. E sono arrivati in tanti, lasciando il lavoro della mattina per essere solidali con questo collega che tutti conoscono come grande lavoratore e attaccato alla Maremma. E tutti raccontano le loro storie, che si assomigliano, anche nelle conclusioni: «Noi non vogliamo mica uccidere il lupo – spiega Valeria Bruni che ha un allevamento vicino a Masala ed è anche consigliere comunale – ma vogliamo che il territorio sia liberato dai predatori con mezzi e personale adatto. Vogliamo lavorare. Questo è uno scempio».

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E così Marco Mosci, che ha perso 50 capi in due anni: «Non solo le pecore – dice – anche un vitellino mi hanno mangiato e la mucca è stata rovinata, con una spalla rotta». E così Brunello Mazzetti, con due pecore sgozzate pochi giorni fa. E Massimiliano Rossi che commenta: «Teniamo conto che se si continua così, fra poco mancherà il latte pure per il caseificio qui a Manciano, dove lavorano oltre cento persone». E infine Fabio Toccacieli: «Le pecore si tengono per allevarle, non per farcele distruggere così».

Masala poi aggiunge con amarezza: «Molti di noi hanno figli piccoli e nipoti, ma chi vorrà continuare il nostro lavoro in questa situazione? La voglia di andar via è tanta. Ci costringeranno a chiudere».

Attorno a Masala la solidarietà dei colleghi, ma anche di tanti passanti che si sono fermati a guardare i resti di questo nuovo massacro, con due pecore ancora vive ma destinate a essere soppresse e una ridotta a sole ossa.

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All’improvvisato presidio mancianese sono venuti a portare una parola solidale anche le associazioni di categoria, Cia e Coldiretti: «Bisogna assolutamente che chi di dovere comprenda il problema – spiega Enrico Rabazzi, presidente della Cia – Questa di stamattina è la manifestazione di un’esasperazione comprensibile, anche perché si pensa che un gesto eclatante metta meglio nel mirino l’insostenibilità del problema. Si consideri che l’allevamento, col latte per i caseifici e la carne, mette a disposizione oltre 400 posti di lavoro. Se uccidi questo settore vanno in crisi gli oltre 10 caseifici che esso serve e tutta la filiera. Occorre trovare una soluzione che ristabilisca l’equilibrio che adesso non c’è più».

E Andrea Renna, presidente della Coldiretti, fa sapere che l’associazione sta preparando un documento che sigleranno pure i sindaci, dove si chiede, oltre il monitoraggio dei predatori, la cattura degli ibridi e il risarcimento del danno anche indotto».

Anche il sindaco di Manciano, Marco Galli, dice la sua: «La situazione non è più sostenibile. La nostra amministrazione che oggi è scesa in piazza, rappresentata dall’assessore Andrea Teti e dalla consigliera Valeria Bruni, è vicina ai pastori e a tutto il settore agricolo. Gli allevamenti decimati dagli attacchi dei lupi – continua Galli – sono un problema reale da mettere all’attenzione del Governo. Così – conclude Galli – si rischia di mettere in ginocchio un intero settore economico. Questo è un problema di tutti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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