Sicurezza
Rifiuti: "I conti non tornano", il M5s prepara il ricorso al Tar
Contestato il criterio che dà più peso decisionale ai comuni sede d’impianto, pronto lo studio che punta a smantellare il sistema
GROSSETO. Un ricorso al Tar per scardinare il criterio che attribuisce più potere decisionale ai Comuni sede di impianti, e un’analisi di ventisei pagine che passa al setaccio ogni aspetto della gestione dei rifiuti nelle tre province dell’Ato sud (Grosseto, Siena e Arezzo) da cui partire per un’ipotesi di azione che porti allo smantellamento del sistema attuale.
Nella stessa giornata in cui il Comune di Manciano annunciava un convegno sui rifiuti e il Forum Ambientalista anticipava l’aumento della tariffa a causa delle penali da versare all’impianto delle Strillaie, il Movimento 5 stelle di Grosseto (con ospiti i consiglieri pentastellati Lorenzo Olivotto di Pitigliano, Lavinia Montanini di Sorano e Laura Pacini di Follonica) ha presentato il frutto del lavoro degli ultimi tre mesi sul tema della gestione dei rifiuti in provincia, contestatissima dal Movimento a partire dall’esistenza stessa dell’Ato.
La battaglia contro l'Ato e la sua gestione. Com’è noto, il M5s chiede l’abrogazione dell'Ato e punta a un nuovo modello di gestione tramite consorzi di comuni, a un nuovo sistema di appalti modulato sul territorio e alla decadenza dal contratto con le Strillaie, di cui il M5s sottolinea le responsabilità politiche del Pd, che governava la Provincia quando si elaborarono i piani.
Per queste battaglie lo scorso inverno il M5s ha presentato due mozioni nei consigli comunali della Toscana. «Molti Comuni le avrebbero adottate, ma hanno lamentato di non avere abbastanza peso nell’assemblea dei sindaci che ha potere decisionale nell’Ato», spiega l’avvocato Claudio Fiori, attivista del Movimento. «E stiamo parlando di un diritto fondamentale dei Comuni».
"Otto comuni decidono tutto". L’assemblea è formata dai 103 sindaci delle tre province ma «gli otto comuni sede di impianto nelle tre province – spiega Fiori – da soli detengono oltre il 60 per cento del potere decisionale, mentre ci sono comuni che “pesano” per poco più dello zero per cento».
La quota di partecipazione dei comuni sedi di impianto (inceneritore, discarica, impianto di trattamento) vale da sola il 50 per cento del totale; seguono la percentuale di raccolta differenziata, che pesa per il 40 per cento, e la produzione dei rifiuti, 10 per cento. In provincia di Grosseto la voce grossa la fanno il comune capoluogo, sede delle Strillaie, quello di Scarlino, sede dell’inceneritore, e quello di Civitella Paganico, dove c’è la discarica di Cannicci. Ma chi ha stabilito questi criteri?
"Direttiva europea non rispettata". «Lo ha stabilito l’Ato nel suo statuto approvato il 10 ottobre 2006 – spiega Fiori – E invece l’Europa indica una gerarchia di importanza esattamente contraria, dove sono i comuni più virtuosi a contare di più».
La direttiva europea sui rifiuti Ce 98/2008 stabilisce al primo posto per importanza la prevenzione, poi la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio, il recupero di altro tipo – come il recupero di energia – e solo all’ultimo posto lo smaltimento.
«I criteri adottati nello statuto dell’Ato – spiega Fiori – vanno contro questa scala gerarchica sia nella parte in cui riconoscono il 50 per cento dei voti ai comuni sede di impianto, sia dove attribuiscono maggior peso ai comuni che producono una maggiore quantità di rifiuti».
Si prepara il ricorso al Tar. Per questo il Movimento 5 stelle sta preparando un ricorso al Tar al quale avrebbero dato il loro appoggio – ancora non ufficiale – dieci comuni della provincia di Grosseto. Non è difficile immaginare che molti possano essere quelli della zona sud che da tempo protestano contro il “sistema Ato” e chiedono di uscirne.
"Mancano ancora i dati sui flussi dei rifiuti". Eppure, se anche il ricorso venisse accolto, paradossalmente oggi l’Ato non sembra disporre dei dati che consentirebbero di attribuire il giusto peso a ciascun comune. «L’Ato non dispone dei dati sui flussi dei rifiuti – spiega Giacomo Gori, portavoce del M5s di Grosseto – e questo ci è stato detto chiaramente». Mancano cioè i dati a consuntivo della vendita delle materie prime seconde ricavate dalla valorizzazione dei rifiuti. «È vero che il ricavato della vendita spetta al gestore, cioè Sei Toscana – spiegano Gori e Fiori – ma è anche vero che l’Ato deve conoscerne l’entità perché questa somma va scomputata dal costo del servizio. Invece al momento e per i prossimi cinque anni, così ci è stato detto, questo calcolo viene fatto su proiezioni in base al numero dei cassonetti trattati, senza tener conto se sono pieni, vuoti o a metà».
"Risultano 6 milioni di euro senza giustificazioni". Non è però, questo, l’unico conto che non torna. «Secondo i nostri calcoli – spiega Gori – per il 2014 risultano 6 milioni di euro di spesa in più che non trovano giustificazioni».
Un documento per ripartire. Il sistema, insomma, è tutto da rifare per il M5s. «Nell’attesa – spiega Gori – chiediamo che venga adottato il criterio “una testa un voto”. Inoltre proponiamo il nostro studio come un punto di inizio per smantellare il sistema e lo pubblicheremo sul nostro sito “Rifiutopoli” per diffonderlo il più possibile».
A Grosseto ancora niente consiglio aperto. Intanto a Grosseto ancora non ci sono notizie del consiglio comunale aperto sui rifiuti chiesto dal M5s. L’attesa dura da un anno ma ancora non ci sono segnali all’orizzonte.
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