Il Tirreno

Grosseto

Rapinata in casa, i ladri li mandava l’amica

Francesca Gori
La conferenza stampa della polizia
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La conferenza stampa della polizia

Altre tre persone arrestate per il colpo al Tiro a Segno: la basista conosceva bene la vittima e frequentava la sua abitazione

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GROSSETO. Ricordate il rapinatore incastrato dai suoi grandi occhi azzurri? Bene, ora in carcere, per quella rapina in una villetta della zona del Tiro a segno che si è consumata lo scorso febbraio, è finito anche il suo complice, un palermitano di 26 anni. E due donne, che hanno aiutato i due ragazzi a portare via centomila euro di gioielli, sono agli arresti domiciliari.

Si sono chiuse con un’ordinanza di custodia cautelare per altre tre persone, firmata dal gip Valeria Montesarchio, le indagini della squadra mobile di Grosseto. Che potrebbero essere, di diritto, il copione della sceneggiatura di un film. O le pagine di un romanzo di Agatha Christie. Perché la basista del colpo, secondo gli uomini guidati dal capo della mobile Armando Buccini, è l’amica dell’insegnante rimasta per mezz’ora in balìa dei banditi, con un coltello puntato alla gola. Ed è stata lei a fornire tutti i dettagli che hanno portato i poliziotti sulle tracce della banda, che da qualche mese ha lasciato la città riprendendo, subito dopo il colpo, la strada della Sicilia.

L’insegnante, insomma, è stata tradita da un’amica. Una donna di origini catanesi di 51 anni che a lungo aveva frequentato la sua casa e che sapeva dove erano nascosti i gioielli. Ma soprattutto, ne conosceva il valore e sapeva anche che tipo di oggetti preziosi erano conservati nella cassaforte.

Le due donne, insomma, erano molto amiche. O almeno, lo sono state fino a qualche mese fa. Poi le cose sono cambiate: l’insegnante di Grosseto infatti aveva allontanato la donna dalla sua abitazione dopo che si era accorta che un oggetto prezioso era sparito da quella casa. Aveva qualche sospetto e lo aveva confidato proprio all’amica. Qualche giorno dopo, quell’oggetto era riapparso, come per magia. E i sospetti, a quel punto, erano diventati quasi una certezza.

La cinquantunenne, probabilmente, era rimasta con il dente avvelenato e sarebbe stata lei a raccontare alla coppia di giovani palermitani, 24 anni lui e 24 anni lei (da ieri agli arresti domiciliari nel capoluogo siciliano), a raccontare cosa ci fosse nella villetta del Tiro a segno.

La mattina del 5 febbraio i due ragazzi si sono presentati davanti alla porta della donna e hanno aspettato che uscisse. Poi l’hanno fatta rientrare in casa e l’hanno legata a una sedia.

Il rapinatore dagli occhi azzurri ha aperto la cassaforte e ha preso tutti i gioielli, mentre il giovane finito nel carcere Pagliarelli di Palermo, teneva ferma l’insegnante puntandole un coltello alla gola. Aveva un passamontagna calato sul volto ma la donna ha notato (e poi riconosciuto nelle foto segnaletiche della polizia), anche i suoi occhi. Non erano dell’azzurro intenso di quelli del suo complice: erano nocciola, con il taglio che scendeva leggermente verso il basso. Anche la voce, e quell’accento del sud che profumava di zagara, era rimasto ben impresso nella mente della donna. Era stato lui infatti a rivolgersi al suo complice chiamandolo Mario. Era stato lui, l’unico a parlare all’insegnante, per cercare di farla stare calma. Gli uomini della questura hanno chiesto (e ottenuto) anche l’arresto della fidanzata del rapinatore dagli occhi azzurri: una ragazza di 24 anni palermitana che ora è ai domiciliari.

Subito dopo il colpo infatti, la giovane aveva aiutato il compagno a scappare in Sicilia e aveva fatto sparire ogni traccia della rapina dall’appartamento dove viveva con il ragazzo e con il suo complice, ospite a Grosseto da pochi mesi.

Uno dei due rapinatori fu fermato a Villa San Giovanni, una settimana dopo il colpo con tutti i gioielli. Dalla refurtiva, mancano ancora tre Rolex.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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