Lutto
Oltre 30 cani raccolti nel recinto di fortuna Blitz di vigili e Asl
Erano abbandonati e per anni un massetano li ha accuditi Ora però sono troppi, alcuni malati, e serve l’autorizzazione
MASSA MARITTIMA. Per anni ha accolto in un pezzo di terra tutti i cani senza padrone che trovava in giro, fino a che la cosa non gli è sfuggita di mano e gli ospiti sono diventati troppi. Trentasei per la precisione, sistemati alla meglio da un massetano in un recinto di sua proprietà a due passi dallo stadio comunale di Massa Marittima, quindi vicino al centro abitato. Negli anni, la polizia municipale e i veterinari dell’Asl hanno vigilato su questi animali, senza riscontrare particolari problemi. Ma adesso erano davvero troppi: troppi per le persone che vogliono andare a passeggio in quella zona, troppi per la legge e in fondo troppi anche il proprietario del terreno.
Per questo ieri mattina, quando l’Asl e le forze dell’ordine sono arrivate nella sua terra forti di un’ordinanza del sindaco, ha prima opposto resistenza e poi è sceso a patti, acconsentendo ad affidare i suoi cani (tranne cinque che restano con lui) a privati che si sono resi disponibili ad occuparsene, trovati grazie alle associazioni animaliste che hanno contributi alla risoluzione del problema.
Certo, il nodo non è ancora del tutto sciolto, dato che questo affidamento è solo temporaneo, ma intanto qualcosa si è mosso e il Comune è già pronto a bonificare l’area. Questo allevamento improvvisato è stato messo in piedi anni fa, quasi per caso.
All’inizio si trattava di pochi cani, per lo più setter e meticci, trovati qua e là oppure affidati al massetano da gente che non poteva più occuparsene. Così, nel tempo, le presenze nel recinto sono aumentate e se all’inizio non c’erano problemi, da qualche settimana in Comune sono iniziate ad arrivare delle lamentale da parte sia dei residenti abituati a portare i propri cani in quella fetta di bosco vicino allo stadio sia dei turisti appassionati di mountain bike.
A fine maggio, poi, l’Asl è andata a fare un sopralluogo da cui sono venuti fuori altri problemi. «Molti presentano patologie riferibili a rogna o forte infestazione di pulci» si legge nel referto dei veterinari.
«È evidente che per molti di essi sono necessarie verifiche più approfondite e interventi terapeutici», così come appare evidente «l’incompatibilità della loro presenza nel centro abitato, anche per il degrado in cui si trova l’ambiente confinato in cui sono ospitati».
Non è un allevamento professionale quello, ma un pezzo di terra nel bosco arrangiato, anche se il numero degli animali presenti direbbe il contrario.
Un concetto questo ripreso anche nell’ordinanza con cui il sindaco Marcello Giuntini ha imposto lo sgombero dell’area. «Il complesso si configura a tutti gli effetti come un vero e proprio allevamento di cani per il quale il proprietario non dispone né di strutture adeguate, né di regolare autorizzazione», dato che neanche uno risulta iscritto all’anagrafe canina.
Insomma, i presupposti per intervenire c’erano tutti. Solo che si è preferito farlo con calma e precisione. Per questo prima di mandare la polizia municipale il Comune ha chiesto a diverse associazioni animaliste di trovare dei privati che si prendessero cura di questi cani.
«Il rapporto con le associazioni è stato molto importante – dice Giuntini – perché ha permesso l’adozione anche di quei cani con situazioni particolari, come i più anziani o malati».
Ieri mattina, infine, il blitz. Il proprietario da prima ha opposto resistenza ma quando gli è stato spiegato che i suoi amici sarebbero comunque finiti nelle mani giuste, si è messo a disposizione. Trentuno cani hanno così lasciato il finto allevamento, trasferiti o a casa dei nuovi padroni oppure in strutture idonee per conto dei privati. Gli altri cinque invece sono rimasti con lui: due anziani e tre cuccioli di setter nati nel bosco.
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