Sicurezza
Flash mob di solidarietà per il ristorante La Pinta
L’associazione degli imprenditori di Porto Ercole si schiera al fianco della titolare che dopo i sigilli alla canna fumaria ha dovuto chiudere la sua attività
PORTO ERCOLE. Un flash mob di solidarietà. La vicenda che ha portato alla chiusura del ristorante La Pinta di Porto Ercole ha scosso gli animi e non poteva lasciare indifferente l’associazione degli imprenditori di Porto Ercole.
Che ha in mente una singolare protesta: un flash mob con chiusura delle saracinesche delle attività, in solidarietà e sostegno a Cinzia Pagano, la titolare. Giovedì scorso, infatti, la Procura ha messo i sigilli alla canna fumaria del locale impedendone l’attività.
Un provvedimento maturato per un esposto fatto da una proprietà vicina al ristorante nei confronti del quale la Pagano, che ha dichiarato di aver rispettato l’iter autorizzativo previsto dalla legge, sta mettendo in atto tutti gli strumenti consentiti per poterne venire a capo a riaprire La Pinta, attività florida che ha lasciato a casa, come conseguenza della chiusura, nove dipendenti, tutti di Porto Ercole.
Di quei sigilli alla canna fumaria parla anche l’associazione degli imprenditori portercolesi e il loro presidente, Gian Carlo Navoni. «Sdegno, senso di impotenza e frustrazione sono i sentimenti che ci assalgono alla vista di quel sacco nero che cinge la sommità della canna fumaria. Ovviamente – scrive Navoni – non potendo utilizzare a pieno la cucina l’attività è stata costretta a chiudere. Stiamo parlando di un locale storico di Porto Ercole che dopo la guerra ha contribuito a creare occupazione e soprattutto oggi è punta di eccellenza della gastronomia locale e per questo amatissimo dai vacanzieri abituali di Porto Ercole. Un’attività per mettere su la quale i gestori si sono impegnati finanziariamente non poco per riqualificare il locale e creare una fonte di lavoro per i figli e per altri portercolesi». Navoni non vuole entrare nel merito delle vicende legali che hanno portato a questo «doloroso epilogo» ma di una cosa è certo, «questo è un duro colpo per tutta l’economia dell’accoglienza del nostro paese e dell’intero Argentario».
L’associazione si chiede se tutto questo non fosse evitabile e vorrebbe fosse fatta una riflessione «su chi mette in gioco i risparmi di una vita, e non solo, per creare una fonte di lavoro per i propri figli e per altri e poi vede tutto andare in fumo con la notifica di un atto di sequestro. Sembra di non essere più capaci di dirimere delle controversie senza farsi del male. Auspichiamo che la situazione possa concludersi presto per la famiglia Pagano e per noi tutti che viviamo di turismo. Auguri Cinzia».
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