Finanza
Piante e frutti unici dell’Alta Maremma studiati e catalogati
Un lavoro durato dodici anni ha individuato decine di specie. Ora parte l’opera di salvaguardia e di valorizzazione
MASSA MARITTIMA. Sapete come prendono nome i frutti e le piante finora sconosciute? Attraverso il dialetto del territorio in cui vengono scoperte. Ad esempio con una poesia. «Sarà forse più frizzante, più razzente e più piccante, o coppier, se tu richiedi quel Vaiano, che biondeggia, che rosseggia là negli orti»: questi versi scritti anni fa da Francesco Redi sono contenuti in uno studio che ha catalogato una per una le varietà vegetali e botaniche presenti nelle Colline Metallifere, in modo da poterle riconoscere e valorizzare combattendo così il rischio di estinzione.
Un lavoro durato dodici anni che ha permesso di fare uno schema degli ulivi, dei peri, i meli e tutte le specie uniche presenti in questo lembo di Maremma. Il Vaiano, per esempio, è un vitigno e come tutti gli altri prodotti ha un proprio capitolo in questo studio stilato dall’Ivalsa (istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree) in collaborazione con l’Unione dei Comuni, presentato nelle scorse settimane all’Expo rurale di Firenze dove ha riscosso molto successo tra gli operatori. In parole semplici, è un elenco di piante da frutto con tratti unici nel loro genere presenti nelle Colline Metallifere, individuate, nominate, studiate e pronte per essere valorizzate e soprattutto vendute.
Il lavoro di studio parte nel 2003 con un finanziamento nazionale affidato (per conto del Comune di Massa Marittima) a vari ricercatori, dalla Facoltà di architettura di Ferrara agli esperti dell’Ivalsa, del Cra fiorentino e così via. Subito venne individuata «una zona di potenziale interesse per la sua tradizione agricola», circoscritta nella zona di Prata, che a sua volta diede un contributo decisivo per l’esito della ricerca, allargandosi poi ad un’area più vasta compresa tra Monterotondo Marittimo e Roccatederighi. Ma qual era l’obiettivo? «Scandagliare a fondo per la prima volta la biodiversità agricola presente nell’ambito delle Colline Metallifere avviando importanti azioni di salvaguardia e valorizzazione».
Così sono iniziate le indagini su tutto il territorio attraverso incontri tra i vari ricercatori, pronti a «individuare piante di olivo, da frutto e viti di età molto avanzata con nome sconosciuto oppure con nome locale poco diffuso o di antico uso». Anni di confronti e analisi, fino ad arrivare a stilare un elenco ben preciso di queste biodiversità, poi consegnato al Cra di Firenze che li ha etichettati come repertorio da proteggere. Sono otto in tutto le biodiversità registrate: alcune varietà di vitigni (dal Vaiano al Rossone passando per il Moscato rosso e molti altri), frutti tra cui la Susina Verdacchia, la Mela Ramata e il Pero Nonno, così come oli, come ad esempio quello Lazzero Pratigiano.
A questi prodotti non solo è stato dato un nome definitivo, preso dal gergo del territorio dove vengono coltivati, ma in alcuni casi sono state scoperte delle vere e proprie unicità. E adesso che siamo arrivati alla richiesta di questa registrazione, arriva l’ultimo passo del progetto: «la diffusione delle piante studiate all’interno di aziende interessate alla coltivazione favorendo la valorizzazione dei prodotti all’interno dei mercati locali – spiega lo studio – Si esce quindi dal semplice lavoro di reperimento e mantenimento in collezione per ridare impulso e slancio a colture e piante che sarebbero state sicuramente perdute cercando di riportare interesse imprenditoriale».
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