La manifestazione
Pallone e reggae per integrarsi Ecco l’esempio di Roccastrada
ROCCASTRADA. Una struttura a pochi chilometri dal paese dove sono ospitati 35 profughi che arrivano dal Bangladesh, Gambia, Ghana, Libia, Mali, Nigeria e Senegal. Sono tutti giovanissimi: l’età media...
ROCCASTRADA. Una struttura a pochi chilometri dal paese dove sono ospitati 35 profughi che arrivano dal Bangladesh, Gambia, Ghana, Libia, Mali, Nigeria e Senegal. Sono tutti giovanissimi: l’età media è di 24 anni. A Roccastrada, l’associazione che gestisce il centro, continua sulla strada dell’integrazione.
I progetti per il futuro sono tanti: verranno presto avviati corsi di lingua italiana, attività di volontariato, attraverso le quali questi migranti potranno restituire al paese che li ha accolti la stessa disponibilità e lo stesso aiuto, e in progetto ci sono anche tirocini di lavoro. Nel magazzino arriva la solidarietà della gente: vestiti, scarpe, ciabatte, donati dalla Croce Rossa, dalla polisportiva del paese, che ha regalato calzettoni e pantaloncini, e dai paesani di Roccastrada. Tra i tanti ragazzi ospiti della struttura, spiccano le storie di due giovani con permesso umanitario e richiedenti asilo. Sono arrivati, dopo un lungo viaggio a tappe, dal Ghana attraverso il Mediterraneo. Luciano Fedeli, responsabile della struttura, ha in progetto per loro di farli entrare a far parte dell’associazione come interpreti. Al momento lo stanno facendo come volontari: accompagnano gli altri in questura o dal medico.
Un lavoro di integrazione quindi, che viene visto anche dalla gente di Roccastrada. Laura Mugnaini, 50 anni, titolare di un negozio di abbigliamento è d’accordo su questo: «Li vedo di sfuggita - dice - perché quando sono in paese sto sempre qui dentro in negozio, però so che spesso giocano al campino a calcio con questi ragazzi».
«Il 2 giugno quando c’è stata la sfilata a Roccastrada - aggiunge - a una cert’ora misero le musiche di Bob Marley, ballarono e si scatenarono con i nostri giovani». Poco distante c’è Elio Valentini, 65 anni, anche lui d’accordo con il fatto che questi migranti si sono integrati. Anche lui, come la commerciante, sottolinea il fatto che i giovani profughi hanno trovato un bello sfogo nel pallone e spesso si trovano a fare partitelle con i roccastradini, oppure se ne stanno seduti sulle panchine davanti al bar. «Ma se guardiamo quello che succede in Italia - sottolinea - pur capendo la loro difficile situazione mi rendo conto che sono tanti, troppi, e il nostro paese non può accoglierli tutti». Diversa la posizione di alcuni pensionati davanti al bar, che l’integrazione non la vedono proprio: «Niente integrazione - dicono all’unisono - vanno aiutati sì, ma a casa loro».
(e.b.)
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