Finanza
Colpi in tabaccheria, condannato
Due anni al fabbro che in quattro giorni aveva messo a segno una rapina e ne aveva fallita un’altra
GROSSETO. Un colpo l’aveva messo a segno; nell’altro, quattro giorni dopo, era stato messo in fuga dal titolare. E la descrizione che di lui avevano fatto i testimoni gli era stata fatale, perché dopo poche decine di minuti era stato catturato. Confessato il colpo tentato in tabaccheria, aveva tirato fuori anche quello riuscito, sempre in una tabaccheria. E per entrambi gli episodi, commessi indossando un casco, è stato condannato.
Giuseppe Mancuso, 34 anni, siciliano di nascita e abitante a Sticciano dove era arrivato nel 2012, fabbro di mestiere ma rimasto senza impiego, è stato condannato dal collegio del Tribunale (Puliatti presidente, Muscogiuri, Stramenga), a 2 anni e 4 mesi più 450 euro di multa. Al termine del giudizio immediato, il pm Alessandro Leopizzi aveva chiesto 4 anni e 3.000 euro. Era tornato libero dopo la scadenza della custodia cautelare. Nelle motivazioni adesso depositate (il difensore Tania Amarugi sta valutando se proporre appello), i giudici gran parte del giudizio di colpevolezza proprio sulla confessione, giudicata genuina anche per quanto riguarda il primo colpo, quello del 20 giugno 2013 alla tabaccheria Magica di via della Pace. Qui, impugnando un taglierino lungo 15 centimetri e con il volto parzialmente nascosto dal casco, l’uomo aveva portato via 1.000 euro in contanti, dopo aver minacciato la commessa.
La seconda, risalente al 24 giugno successivo, si era fermata al tentativo: il titolare della tabaccheria di via del Sabotino, Alberto Di Lauro (recentemente scomparso) e la dipendente erano stati minacciati con lo stesso taglierino, secondo l’imputazione, e Mancuso avrebbe anche pronunciato la frase «Questa è una rapina, dammi i soldi o ti ammazzo». Ma non aveva fatto i conti con Di Lauro che, vittima di numerosissime rapine, era stato capace di reagire a dispetto dell’età (aveva 71 anni) e l’aveva messo in fuga. L’aveva preso a randellate, come aveva lui stesso detto, mostrando un tondino di ferro tenuto a portata di mano dietro al bancone. Aveva dato alcuni particolari sulla moto, sul casco, sull’abbigliamento. E le forze dell’ordine si erano subito messe in caccia. L’assalto era delle 19, alle 20,20 Mancuso era stato trovato davanti al bar di Sticciano, con moto, casco, foulard e taglierino (contestata anche la contravvenzione per il duplice porto abusivo dell’arma impropria).
Mancuso aveva tra l’altro fornito anche alcuni particolari già al gip, ad esempio il modello della moto che aveva inforcato per commettere le rapine. I giudici notano anche che aveva consegnato la maglietta indossata durante la prima rapina e visibile dalle registrazioni delle telecamere. E considerano che la confessione, il comportamento processuale e la collaborazione prestata da Mancuso siano tali da risultare prevalenti sulle aggravanti del taglierino e del casco. L’imputato dovrà comunque pagare le spese processuali e quelle di mantenimento in carcere. Taglierino, casco e foulard dovranno essere distrutti.
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