Il dolore
Paga misera, protestano gli archeologi
L’associazione nazionale denuncia: 4,80 euro all’ora per un appalto della Bonifica collegato a lavori lungo il fiume Pecora
SCARLINO. A conti fatti, parliamo di 4 euro e 80 centesimi. Insomma: una miseria. Almeno questo pensa l’Associazione nazionale archeologi che senza remore si scaglia contro il Consorzio di Bonifica Costa, che ha appaltato a una delle più importanti cooperative il compito di sorvegliare un sito medievale durante i lavori di costruzione di una cassa d’espansione lungo il fiume Pecora, nel comune di Scarlino. E la paga sono gli spiccioli di cui sopra.
«Un importo ridicolo che rende difficile garantire la qualità del lavoro» dicono da Roma i vertici nazionali dell’associazione. La gara è stata pubblicata il settembre scorso e si rivolgeva a ditte specializzate in vari settori per la realizzazione di una cassa d’espansione, utile per raccogliere l’acqua in eccesso quando il Pecora è in piena, nelle campagne che stanno a valle del colle su cui si erge il Castello scarlinese. Siamo in quella che viene chiamata La Vetricella, famosa soprattutto per il sito archeologico rivenuto anni fa. E proprio per proteggere questo patrimonio, il Consorzio di Bonifica nella gara d’appalto ha previsto l’inclusione di esperti del settore, così che monitorassero la situazione mano a mano che i lavori andavano avanti. Ma già ora, in piena fase di gara, l’associazione denuncia dei problemi, perché alla voce “Archeologo” vengono destinati 15mila euro dei quasi tre milioni a disposizione. «Da subito - spiega Marcella Giorgio, presidente della sezione Toscana degli archeologi - visionando il bando e l'entità dei lavori, è apparsa evidente l'inadeguatezza dell'importo rispetto alla durata e all'entità dei servizi da svolgere per garantire un'adeguata qualità delle prestazioni: la zona oggetto degli interventi si trova infatti a poche centinaia di metri dall'importante sito archeologico della Vetricella, scavato dall'Università di Siena. L’impegno del lavoro è stato inoltre quantificato in 168 giornate di scavo, quindi un totale di 1344 ore di lavoro».
Per questo l’associazione, prima dell’affidamento dei lavori, inviò una nota ai vertici del Consorzio di Bonifica chiedendo la sospensione in autotutela limitata al servizio di “sorveglianza archeologica”. Ma l’appaltante non ha mai risposto a questa nota ed è andato avanti per la sua strada, fino ad assegnare l’assistenza ad una delle più grandi cooperative italiane di servizi e lavori archeologici, che ha presentato un'offerta al massimo ribasso consentito dal bando, pari al 20 per cento. Così, l'importo finale per la sorveglianza, al netto delle ritenute fiscale del ribasso applicato, equivale a 6.557 euro. Facendo due conti: 6.557 euro diviso le 168 ore lavorative uguale a 4,80 euro all’ora.
«Un importo ridicolo – dice Salvo Barrano, presidente dell'Associazione nazionale archeologi - Auspichiamo che la soprintendenza e gli altri organi competenti accertino la correttezza delle procedure». Perché gli errori commessi dal Consorzio di Bonifica, secondo lui, sono diversi: primo, non è stata fatta una verifica preventiva dell'interesse archeologico portando di conseguenza (secondo errore) ad una progettazione delle opere lacunosa.
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