Proteste
Minacce con la pistola Il processo si è fermato
Sotto accusa un ispettore della polizia municipale querelato da una barista È aperto davanti al collegio un fascicolo per abuso d’ufficio per gli stessi fatti
ORBETELLO. Ci sono due processi in corso - ed entrambi con i medesimi fatti contestati, anche se con articoli di codice penale diversi - nei confronti dell’ispettore della polizia municipale di Orbetello, Roberto Barone, 61 anni. Uno per minacce e uno per abuso d’ufficio. «Si rischia di fare due processi per lo stesso fatto - ha detto il suo legale, l’avvocato Alessandro Oneto, sollevando la questione in apertura di udienza - I processi vanno riuniti».
E così il giudice Andrea Stramenga, che ieri si è trovato davanti il fascicolo per minacce aggravate, ha inviato gli atti al presidente del Tribunale per l’eventuale riunione di fronte ai giudici del collegio, dove è in corso (giudizio immediato) quello per abuso d’ufficio, che il 23 settembre vivrà di nuovo la fase filtro dopo un primo rinvio.
Di cosa è accusato Barone? Di aver minacciato una barista oggi 21enne (il fatto è dell’agosto 2012) prima bloccandola da dietro con un braccio intorno al collo e poi puntandole alla tempia la pistola di ordinanza, tenuta in quella posizione per circa mezzo minuto. All’ispettore viene contestata la qualità di pubblico ufficiale nell’esercizio delle funzioni, viene contestata la violazione della disciplina in materia di armi in dotazione e la violazione del regolamento della polizia municipale. Il sostituto procuratore Stefano Pizza contesta anche l’aggravante dell’uso dell’arma nonché l’abuso di potere e la violazione dei doveri inerenti la funzione pubblica.
Quel pomeriggio Barone si era fermato al bar insieme a un ausiliario del traffico. Il quale, sentito dai carabinieri, aveva poi confermato la dinamica dell’episodio, precisando che comunque aveva invitato l’ispettore a smettere e che questi non teneva il dito sul grilletto, oltre il fatto che la pistola era in sicurezza. I militari avevano sentito anche la proprietaria dell’esercizio come anche le persone che in quel momento si trovavano nel bar o nelle immediate vicinanze. E da questo complesso di elementi la Procura aveva ricavato gli elementi per chiedere il giudizio. Il pm onorario Pamela Di Guglielmo ha ricordato, opponendosi alla riunione dei procedimenti, che il dottor Pizza aveva operato uno stralcio. Il giudice ha rilevato che però ci sono «evidenti motivi di connessione oggettiva e soggettiva sia anche di opportunità» in relazione alla citazione dei testi che dovrebbero riferire due volte sullo stesso caso, e ha inviato il fascicolo al presidente del Tribunale per l’eventuale riunione. I testimoni presenti e pronti a parlare, tra cui la stessa barista (parte civile con l’avvocato Chiara Piccini), sono stati avvisati che riceveranno una nuova convocazione e sono stati congedati. E l’udienza è stata chiusa.
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