Il Tirreno

Grosseto

Io, militare per Monicelli ne “La grande guerra”

di Francesca Gori
Io, militare per Monicelli ne “La grande guerra”

Avio Bracali nel 1959 era di leva a Legnano quando fu preso come comparsa «Sono sempre stato orgoglioso, lo ricordo sempre quando guardo quel film»

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MASSA MARITTIMA. «E pensare che anche questa volta quei due lavativi se la sono scampata». La telecamera inquadra invece due morti: sono il romano Oreste Jacovacci e il milanese Giovanni Busacca. I due lavativi. E quando quella battuta, rivelatrice al contrario, viene pronunciata nel film “La grande guerra” di Mario Monicelli, uno stuolo di militari è già passato correndo sullo sfondo, sulle note del “Piave”. Tra quelle divise c’era anche quella indossata da Avio Bracali. Che oggi ha 78 anni e vive con la moglie e una suocera di 102 anni a Massa Marittima.

Bracali nel 1959 quando cominciarono le riprese de “La grande guerra” era militare a Rivergaro, sul fiume Trebbia che era in secca durante l’estate. «Venne il colonnello - ricorda - e ci disse che servivano dei militari per fare le comparse in un film che stavano girando lì nella zona. Questa cosa ci sembrò divertente». Più che divertente, però, quella partecipazione al film di Monicelli, si è trasformata presto in una vera e propria emozione. Perché Avio, i film di Monicelli li ha visti tutti e di quella Grande guerra conosce a memoria anche le battute. «Ci fecero correre in quel campo dove avevano messo la polvere da sparo sotto la terra - ricorda - e quando passavamo si sentivano degli scoppi, ma nessuno si è fatto male. Poi, per quella comparsata, ci dettero cinquemila lire che a quei tempi erano tanti soldi». Avio era di stanza a Legnano quando il film uscì sul grande schermo. «Ma sono passati più di cinquant’anni - dice - e non ricordo se lo andai a vedere al cinema là o se invece lo vidi una volta tornato a Massa Marittima». Quello che è certo è che il massetano che per tutta la vita ha lavorato alle acciaierie di Piombino, de “La Grande guerra” conosce a memoria anche le battute. «E tutte le volte che l’ho guardato con mia moglie - spiega - le ho sempre fatto vedere quella scena dove ci sono anch’io». Bracali non si vede e non si riconosce. Ma c’è, in quel film. «E non è che poi ci sono rimasto particolarmente attaccato solo perché ho fatto quella piccola comparsa - dice - ma perché ho amato tutti i film di Monicelli. La Grande guerra in maniera particolare».

Fu una bella giornata, quella vissuta dall’ex operaio delle acciaierie di Piombino a Rivergaro più di cinquant’anni fa. «Le riprese durarono tutto il giorno - ricorda - ma il regista non era lì. Non l’ho mai conosciuto e mi è dispiaciuto tanto di come sia andata a finire». Carrista al militare, dipendente delle acciaierie poi. Ma quella piccola parte nel film se l’è sempre portata dentro, raccontandola ai suoi familiari e ai suoi amici. «E ogni volta che la facevo notare a mia moglie - dice - mi sono sempre sentito ripetere che non mi si vedeva e che non era possibile riconoscermi. Ma ero lì e questa cosa mi ha sempre riempito di gioia». Non come il film, un capolavoro dove si mischia la tragedia e la commedia per essere trasformate in un affresco corale, ironico e struggente, della vita di trincea durante la prima guerra mondiale. Dove vittorio Gassmann e Alberto Sordi danno il meglio di loro stessi, arrivando proprio a quella scena alla quale anche il pensionato massetano ha preso parte. E che ora può raccontare con orgoglio e con un po’ di commozione.

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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