Il Tirreno

Grosseto

È pronta la piazzetta restaurata dai paesani

di Gabriele Baldanzi

Roccatederighi, domani l’inaugurazione dell’opera costata sei mesi di lavoro Ripavimentazione e arredi realizzati con i soldi ricavati da eventi e attività

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ROCCATEDERIGHI. Domani giornata speciale per Roccatederighi, per i suoi abitanti. La piazza principale del paese - piazzetta Mazzini – verrà infatti inaugurata e restituita ai cittadini dopo 6 mesi di lavori, compiuti dai paesani, in un cantiere aperto dalla Pro loco. Un’opera che all’amministrazione comunale sarebbe costata oltre 50 mila euro è stata compiuta interamente con il volontariato, a partire dalla progettazione fino agli arredi.

L'antefatto. Due anni fa un gruppo di volenterosi cittadini costituì un comitato per raccogliere fondi da destinare al rifacimento della piazza (ripavimentazione in lastre di trachite, fontana, panchine e un monumento all’animale più amato, che qui è il ciuco). Il Comune di Roccastrada, si sa, non ha denari per le opere pubbliche e i rocchigiani da sempre sono abituati a fare da soli. Il rifacimento complessivo, alla fine, è costato circa 15 mila euro, soldi drenati da eventi e attività svolte in paese, provenienti da offerte.

Tutti i nomi. I promotori di questa iniziativa è giusto nominarli, al pari di chi ha versato almeno una goccia di sudore su quella piazza. Mario Semplici, Fabrizio Radi, Alessandro Pinzuti, Andrea e Lorenzo Andreini, Emanuele Tinti e Miki Marini sono sempre stati al pezzo, fin dal primo giorno. Poi ci sono i muratori che hanno offerto giornate di lavoro: Antonio Mori, Marco Pepi, Mauro, Gionni e Gerri Bonelli, Franco Andreini, Enrico Chelini, Alessandro Draghi. Emiliano Diani di Sassofortino ha dato una mano per alcuni ritocchi. L’ulivo è stato donato alla comunità di Roccatederighi da Howard Reid e sarà potato e curato da Mario Abretti e Marcello Ceccarini. Al progetto hanno lavorato due giovani del paese, molto bravi. Giulio Basili e Riccardo Iannuzzi (studio Basili), sotto la guida del professor Riccardo Butini della scuola di architettura di Firenze. A realizzare il monumento al ciuco, invece, un artista affermato, Carlo Pizzichini di Siena. Solo quest’ultimo è stato pagato. Contributi sono arrivati da Pro loco, Misericordia e comitato Mostra la Rocca. Gino Mazzini ha scalpellinato la pietra con la scritta ‘2015 - Il Popolo’, mentre la ringhiera in ferro battuto è di Vasco Mucciarelli.

Il ciuco. Il ciuco in bronzo (a misure naturali) è l’attrazione principale. Questo animale in paese è il protagonista delle rievocazioni storiche e popolari. Indispensabile, un tempo, alla vita dei rocchigiani, è eletto da sempre, a partire dalla festa del palio e non solo, a simbolo di laboriosità, intelligenza e mitezza.

Senso civico. L’impegno dei rocchigiani in questa impresa (che potrebbe avere un seguito) è l’ennesimo esempio di amore verso il borgo. La piazza fino al febbraio scorso era asfaltata e adibita a parcheggio e adesso, ridisegnata e recuperata a un uso diverso, potrà tornare a essere luogo di ritrovo, come nell’Ottocento. Ci giocheranno i bambini, gli anziani siederanno sulle nuove panchine.

I precedenti. C’è una lunga tradizione di autonomia a Roccatederighi. I paesani hanno realizzato, con le proprie mani, la pila e la fontana sulla strada del Fossato (1869) i pubblici lavatoi della Fontona (1876), la maestosa torre civica (tra il 1907 e il 1911), l’asilo con annesso ambulatorio intitolato a Vittorio Veneto (1929). E poi, negli anni successivi, la Casa della musica in via Monfalcone, la sede della Società operaia di mutuo soccorso, il mattatoio, l’acquedotto di servizio alla parte nuova del paese, la strada panoramica di San Martino e il campo sportivo, quest’ultime opere parrocchiali.

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