Gioco
Salva grazie al rene donato dal fratello: «Grazie Lele, mi hai ridato la vita»
Donatella Bellini ha rischiato di morire: il diabete le aveva messo ko l’organo. Poi la prospettiva del trapianto e il gesto inaspettato
GROSSETO. Un legame di sangue è un legame di vita. Ma solo un gesto d’amore, svincolato dal governo del dna, può trasformarlo in un dono di rinascita. Donatella Bellini il suo dono lo protegge con una mano accostata su un lato della pancia mentre sale le scale della redazione con un sorriso che per la prima volta dopo troppi anni le illumina il viso. Sotto quella mano, sotto quella carne c’è un rene, il rene di suo fratello Emanuele Bellini, che le è stato trapiantato esattamente un anno fa, il 18 giugno 2014. «Tella, stai tranquilla», le aveva detto. E le cose si sono aggiustate.
La storia di Donatella un anno e mezzo fa ha commosso Grosseto. La donna, 44 anni, corpo da modella, bellissima e traboccante di entusiasmo per la vita, ha il diabete dall’età di cinque e in oltre trent’anni la malattia si è accanita su di lei in modo insolitamente brutale. Pian piano il suo corpo ne è devastato: Donatella perde la vista, ha problemi di circolazione, un piede compromesso, ma soprattutto i suoi reni non funzionano più. In un anno finisce in coma per tredici volte poiché i reni non filtrano più l’insulina. Non ci sono alternative: bisogna trovare un donatore, e anche in fretta.
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È il giugno del 2013 e Donatella è sotto choc. «Una mazzata», dice lei. La paura di fronte a una diagnosi tanto impietosa le fa tremare le gambe e la prospettiva di dover affrontare una lunga trafila di esami analisi e check up le toglie il sonno. Oltre alla malattia, poi, Donatella deve far fronte a una situazione economica quasi disperata. Non potendo lavorare, vive con una pensione di 900 euro. Pochi per pagare affitto e spese quotidiane, insufficienti per affrontare i frequenti viaggi a Pisa e i soggiorni nella foresteria Il Pellicano, vicina all’ospedale di Cisanello, dove è in cura.
Ma in fondo al tunnel di paura, Donatella per la prima volta vede un barlume di luce. Un nuovo rene potrebbe ridarle la speranza e aprirle la strada anche a un trapianto di pancreas, cosa che la guarirebbe anche dal diabete. Rimane indietro col pagamento dell’affitto: tutta la sua attenzione è concentrata sulla sua salute e sull’emergenza del momento: la ricerca di un donatore.
«Mi dissero subito che c’era la possibilità di avere un rene da un donatore in vita – spiega la donna – ma chi?». La donna ha due sorelle e un fratello. «Ma solo lui, Lele, ha provato la compatibilità. Iniziammo a fare tutti i controlli pretrapianto e risultò perfettamente compatibile. Lui tra l’altro stava attraversando un periodo difficile con il lavoro, ma era motivato e felice. E da quel momento mi ha dedicato un intero anno, tra controlli, esami, trasferte a Pisa. Una cosa che mi commuove ancora oggi».
La felicità per aver trovato un organo e la tenerezza di sapere che è un fratello a donarlo durano poco. Donatella riceve un avviso di sfratto. Alla fine trova un piccolo appartamento vicino alla madre. I mesi intanto passano, Donatella è spesso a Pisa insieme al compagno che non la lascia un attimo. La foresteria Il Pellicano diventa una seconda casa; il proprietario, Federico Finozzi, un amico e un prezioso consigliere, essendo lui stesso trapiantato.
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È proprio durante un soggiorno al Pellicano, tra una visita e l’altra, che Donatella riceve la telefonata: il trapianto si farà il 18 giugno. «Giusto il giorno prima che ci hanno ricoverati – racconta – Emanuele era andato prima in tribunale a firmare le carte. Non lo nascondo: fino a quel momento ho avuto paura che ci potesse ripensare. E invece me lo vedo arrivare a piedi, con un sorriso sereno: non sembrava impaurito, nonostante non avesse mai visto un ospedale prima di quel momento in vita sua. Era così felice che radiava una tranquillità contagiosa».
Donatella ed Emanuele si ritrovano insieme, in corsia. «Io ero emozionata da morire ma quando l’ho visto passare, bianco da morire, cereo...». Donatella non riesce a trattenere le lacrime. «Tutto quel che ricordo è il neon e il freddo della sala operatoria. Ci siamo risvegliati uno accanto all’altra; io stavo male e lui era preoccupato per me».
Emanuele chiede di uscire prima: è il compleanno della figlia e non lo vuole perdere. «Quando è tornato a trovarmi – dice Donatella – io non sapevo proprio come dirgli grazie: è solo grazie a lui che ho riavuto la vita».
Una vita del tutto nuova. Oggi, a un anno di distanza, il rene fa il suo dovere e Donatella è molto migliorata. «Mai più avuto un coma – dice – e anche i valori stanno rientrano».
Ma il trapianto ha curato anche molto di più che non il fisico. «Ho trovato con mio fratello un rapporto che non avevo mai avuto – dice – Adesso mi rendo conto che quando mi guarda ha un’espressione diversa. È una cosa indescrivibile».
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