Sicurezza
Ippodromo, il vincolo era una necessità
Al processo testimonia l’avvocato dello studio legale del Comune: «Si rimediò a una trascuratezza»
FOLLONICA. Anche la giunta comunale era convinta della necessità di far rispettare il vincolo sulla destinazione d'uso degli alloggi del nuovo ippodromo e fu per questo che fu messa nero su bianco la delibera 79 del 2010. Lo ha detto, rispondendo all'avvocato Luciano Giorgi (difensore dell'ex sindaco Eleonora Baldi), Stefania Sili, avvocato dello studio legale del Comune, ascoltata come testimone al processo con 61 imputati per le foresterie - abuso d'ufficio e lottizzazione abusiva.
Sili, che è nell'amministrazione da quasi 20 anni, ha ricordato di «aver segnalato alla nuova giunta (dopo quella Saragosa, ndr) che era opportuno rettificare gli accordi per il diritto di superficie e per la sanzione in caso di violazione, che erano rimasti fuori. Si doveva rimediare a una trascuratezza» per un caso immediato (la cessione di una quota di box a Sipet) e per prevenire problemi futuri: «Chi comprava doveva sapere cosa comprava». Perché la vicenda ippodromo è stata un complesso di decisioni e trattative, di passi avanti e dietrofront, che si è protratto per anni e che non sempre ha visto il rispetto delle previsioni. Sili, che ha ricordato di aver fatto parte nel 2000 con Mugnaini e Lami di un gruppo di lavoro per la convenzione («elaborammo una bozza che non fu però approvata»), ha ricostruito nei dettagli l'iter, anche quello di cui era venuta a conoscenza successivamente. Ha ricordato della possibilità della libera disponibilità nei confronti di Follonica Corse Cavalli prevista nell'avviso pubblico del 1997. Ha ricordato delle proteste della società quando, nel 1999, la Provincia aveva imposto un vincolo di divieto di alienazione a terzi. Ha ricordato che nel 2000 nella convenzione fu prevista la concessione del diritto di superficie con il vincolo di destinazione d'uso per le scuderie, da trascrivere in Conservatoria, pena la decadenza dal diritto. E che nel 2001 si perse il vincolo giuridico all'alienazione, rimanendo solo quello dell'utilizzazione, da abbinare alla norma urbanistica. Poi è idealmente passato davanti agli occhi del collegio lo statuto della Follonica Corse Cavalli, «mai approvato dal consiglio comunale», che indicava come possibile l'acquisto e l'utilizzazione degli alloggi solo in base all'iscrizione alla club house: «Era il 2010, alla società dicemmo che lo statuto così non andava bene». E se nel 2006 la Fcc aveva chiesto e ottenuto una proroga «era perché aveva problemi di commercializzazione degli alloggi e senza quei soldi non poteva andare avanti».
Pareri legali, negli anni, avevano rassicurato le amministrazioni (a partire da quella Bonifazi che aveva avviato il progetto) sulla bontà delle scelte, fino alla delibera 79 che adottò la giunta Baldi: «Non fu atipico che fosse la giunta a provvedere - ha detto Stefano Bertocchi, adesso segretario comunale a Pietrasanta - perché c'era solo da prendere atto della volontà già espressa dal consiglio comunale». E a quella delibera dette la conformità tecnica Luigi Madeo, anch'egli testimone ieri. «Allevatori, allenatori, fantini, ma anche camerieri, insomma chi lavorava nell'ippodromo: queste le categorie che potevano essere ricomprese in chi aveva diritto agli alloggi«, ha detto Sili rispondendo al pm Salvatore Ferraro. Alla prossima udienza, a settembre, saranno sentiti altri testimoni della difesa. Ieri erano presenti all'appello alcuni imputati: altri, almeno due, sono entrati a udienza in corso.
Pierluigi Sposato
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