Sicurezza
Ricoveri, il primario contro il Sant’Anna
Il direttore di chirurgia vascolare contesta l’indagine pisana: «Dimettere prima un paziente non sempre è nel suo interesse»
GROSSETO. Nella valutazione dell’efficienza di un reparto di chirurgia è più importante valutare quanti giorni il paziente resta ricoverato dopo l’operazione o quanti pazienti muoiono dopo quell’operazione? E, in questo caso, è importante o no sapere se la morte è legata all’intervento o ad altre cause?
Parte da queste semplici domande il dottor Armando Natale, direttore dell’unità operativa di chirurgia vascolare all’ospedale Misericordia di Grosseto, nel commentare il risultato dell’analisi condotta dal Laboratorio management e sanità della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa.
Dall’analisi dello studio annuale l’Asl 9 risulta tutto sommato in buona salute e tuttavia secondo i ricercatori pisani alcune cose vanno migliorate, tra cui i tempi di attesa per gli esami e le richieste danni.
Chirurgia vascolare nel mirino. Tra i “bersagli non centrati” il Sant’Anna mette anche la chirurgia vascolare, alla quale a causa dei tempi di degenza post operatoria lo studio assegna un punteggio molto basso rispetto ad altre Asl. A Grosseto la degenza dopo interventi di aneurisma all’aorta addominale a torace aperto (open) è di 12,79 giorni (nel 2012-2014), simile a quelli di Siena e al Careggi, a fronte di una media toscana di 8,54 giorni e con Asl come quelle di Firenze, Pisa, Arezzo ed Empoli che dimettono il paziente in circa sette giorni.
Troppo lungo, sempre secondo, il Sant’Anna, anche il ricovero dopo gli interventi all’aorta con tecnica endovascolare: 6,65 giorni in media a Grosseto, contro la media toscana di 5,41 e Asl come Pisa, Empoli e Arezzo dove il paziente resta in corsia tre giorni e mezzo (più lunghi che a Grosseto sono i tempi di Massa e Careggi: 8,12 e 7,24 giorni).
Due voci negative su quindici. A onor di cronaca quella della degenza dopo un intervento all’aorta a torace aperto (in gergo “open”) è l’unica voce in rosso, e quella endovascolare (“evar”) l’unica in arancio di una lista di quindici indicatori dove la cardiologia vascolare ottiene sempre buoni punteggi. Eppure questo dato trascina in basso in graduatoria tutto l’operato del reparto.
Il chirurgo non ci sta. Mentre due giorni fa il direttore generale Daniele Testi, a proposito dei rilievi fatti dal Sant’Anna per la chirurgia vascolare, ha spiegato che l’azienda «sta verificando e migliorando», il direttore dell’unità operativa non ci sta a passare per “fanalino di cosa” e vuole entrare dentro i numeri di quelli che definisce una valutazione e un metodo inaccettabili.
«L’interesse del paziente». «L’attività e le capacità di un chirurgo non si valutano in base a quanto più precocemente viene dimesso un malato ma a come viene dimesso – spiega Natale – elemento questo non valutato dal Mes. Mi sono sempre rifiutato di farmi ingabbiare in questi limiti temporali e ho sempre preferito privilegiare la clinica nell’interesse del cittadino e indirettamente anche dell’amministrazione».
A Empoli alta mortalità. Confrontando i risultati – sempre nell’ambito della ricerca del Mes – totalizzati dalle altre Asl che “battono” Grosseto per velocità nel dimettere i pazienti, Natale fa notare che nell’Asl di Empoli, risultata al primo posto nella chirurgia vascolare in Toscana, la mortalità per interventi “open” a 30 giorni dall’operazione è del 7,9 per cento contro il 2,1 per cento di Grosseto. E questo a fronte di una presenza di altre patologie che per gli interventi all’aorta a torace aperto è il più alto della Toscana.
Nuovi ricoveri post dimissioni. «Inoltre – spiega Natale – molti dei reparti che presentano una degenza più breve della nostra in realtà hanno una più alta percentuale di nuovi ricoveri ovvero questi malati dimessi precocemente spesso devono essere ricoverati di nuovo». Sempre nella solita Empoli, ad esempio, i pazienti devono ritornare in ospedale nel 9,8 per cento dei casi per interventi evar, e nel 5,7 per cento dei casi per interventi open, contro rispettivamente il 5,6 e appena il 2,2 per cento di Grosseto.
Territorio vasto: le conseguenze. «Su questo punto – aggiunge Natale – bisogna fare una riflessione anche sul tipo di territorio che ha la provincia di Grosseto e di cui lo studio del Mes non tiene conto. Grosseto è la provincia più vasta della Toscana, ha l’età media più elevata, il minore numero di ascensori nelle case dei paesi e purtroppo una bassa scolarità delle campagne. La mia domanda è: dimettere precocemente un malato che rimane in città e uno che deve rientrare in uno dei nostri paesi è la stessa cosa? Io ritengo di no per cui continuerò ad anteporre l’interesse del malato ai numeri del Mes».
Sfida agli aneurismi complessi. Altro punto contestato da Natale «che rende inutili se non dannosi i risultati del Mes», dice il chirurgo, è l’inadeguatezza delle codifiche che fa sì che sotto uno stesso codice rientrino aneurismi anatomicamente più facili e altri più complessi «con i quali noi ci confrontiamo cosa che non tutti fanno».
Mef avvisato... Il dottor Natale, convocato con gli altri direttori di tutta la Toscana a Pisa per l’anteprima dello studio, due mesi fa, ha fatto presenti tutti i suoi dubbi e le incongruenze, senza però che lo studio venisse corretto, poiché i dati erano già stati aggregati. «Per quanto riguarda invece i risultati clinici la nostra popolazione può stare più che tranquilla: sono tra i migliori non solo della Toscana ma in linea con la letteratura internazionale», conclude.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google