Il dolore
La variante si arena in consiglio
L’opposizione fa mancare il numero legale e il via libera salta
GROSSETO. Quando è stato il momento di votare la variante per dare il via libera alla realizzazione degli otto piani della nuova sede di Acquedotto del Fiora, in piazza della stazione, l’opposizione di centrodestra - che fino ad allora aveva contribuito a mantenere il numero legale in consiglio comunale - ha lasciato sola la maggioranza e la variante si è arenata su 16 voti a favore, compreso quello del capogruppo di Grosseto Oggi, Massimo Felicioni.
Ne sarebbe servito almeno un altro in più, peraltro venuto meno all’ultimo momento perché un consigliere del Pd si è dovuto assentare d’urgenza.
L’opposizione fino ad allora era stata al suo posto. Non aveva votato, curiosamente, la delibera con cui il Comune si è accollato 71.000 euro di mutuo ancora da pagare per la realizzazione del campo di baseball di via Orcagna, sebbene nel 2005 la decisione di concedere la fidejussione a chi realizzava il campo era stata votata proprio dal centrodestra che governava la città; aveva poi consentito di approvare il piano di classificazione acustica, astenendosi nel merito, ma votandone l’immediata eseguibilità, e aveva anche fatto passare il patto dei sindaci che impegna il Comune in tutta una serie di azioni volte a ridurre le emissioni di anidride carbonica. Quando, però, si è trattato di votare la variante per la piazza della stazione e la nuova sede del Fiora, l’opposizione si è rifiutata di fare da stampella alla maggioranza per un atto che, al netto degli imprevisti, ha creato mal di pancia anche all’interno del Pd stesso.
Ma prima del voto, però, il capogruppo del Nuovo Centrodestra Giacomo Cerboni ha sottolineato come la maggioranza si trovi obbligata ad approvare la variante, che è una condizione essenziale per perfezionare il contratto con il Fiora, pena dover restituire ciò che la società ha già pagato al Comune. Per giunta «la variante – ha detto – aggiunge cubatura che il Fiora pagherà, ma non è dato sapere né quando né quanto». Il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Giacomo Gori, ha contestato il fatto che la scelta di realizzare lì la sede del Fiora sia nata da una iniziativa della sola giunta comunale, e ha sottolineato che l’intera trasformazione di piazza della stazione avrebbe meritato di passare attraverso un concorso di idee. Per Gori, poi, non è stata ancora dimostrata l’assoluta necessità economica, per il Fiora, di effettuare un investimento di questa portata. Il consigliere del Pd, Saimo Biliotti, così come aveva già fatto Tei, ha provato a giocare la carta del campanilismo sottolineando che il Fiora realizza la propria sede a Grosseto, e non a Siena, con soldi degli utenti grossetani e anche senesi e ha sottolineato che per quella sede è previsto un percorso che il Comune continuerà a seguire il percorso, partecipando alla commissione del concorso di idee che sarà bandito dal Fiora. Massimo Felicioni, pur votando a favore, ha contestato il metodo seguito dalla giunta per decidere la vendita dell’area al Fiora, senza passare dal consiglio comunale. Ma per quanto riguarda la variante, Felicioni ripone grandi aspettative, auspicando il coinvolgimento anche di grandi nomi dell’architettura per la realizzazione del nuovo palazzo.
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