Il Tirreno

Grosseto

Muore dopo una lunga malattia il pittore Bifini

Francesca Ferri
Alberto Bifini
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Alberto Bifini

Padre del calciatore Alessio, era conosciutissimo e amato da tutti

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GROSSETO. Era la voglia di vita fatta persona. Pittore, appassionato di calcio, infaticabile attivista nella lotta contro il cancro. E soprattutto amico di tutti, conosciutissimo e benvoluto dalla città. Alberto Bifini, 71 anni, padre del calciatore Alessio Bifini, è scomparso lunedì 15 giugno, dopo una lunga e debilitante malattia che lo aveva colpito oltre cinque anni fa.

Occhi sorridenti, sorriso aperto, immancabile abbronzatura di chi il mare lo amava in modo viscerale, Bifini era un personaggio eclettico che sprizzava entusiasmo e cordialità, sensibilità e passione. Sposato con Albertina, era nato il 16 novembre 1943.

Ex impiegato delle Ferrovie, era andato in pensione ancora giovane dopo un infortunio sul lavoro. Non si era però certo messo a riposo. Dedicava tutto se stesso alla passione della vita, la pittura. Apprezzato paesaggista, le sue tele erano lo specchio della sua voglia di vivere: paesaggi maremmani pieni di sole e colori. Aveva partecipato a diverse edizioni della Primavera Maremmana e a diversi concorsi.

L’altro punto cardinale della sua vita era il calcio. E’ anche grazie a lui che si è potuto esprimere il talento del figlio Alessio, giocatore in diverse squadre di serie B, C e che ha militato nel Grosseto, prima di diventare allenatore. Alberto lo seguiva ovunque, era il suo primo tifoso, il suo più grande alleato. Lui stesso, inoltre, era attivo nella Federazione gioco calcio.

Quando non era in giro a seguire il figlio, non era raro incontrarlo per Grosseto, impegnato in mille attività. Le lezioni di pittura all’Unitre, il volontariato Lega contro i tumori. Tutti lo conoscevano e tutti gli volevano bene. “Quando uscivamo insieme era talmente tanta la gente che lo fermava per salutarlo che gli dicevo: “Babbo, devi portarti dietro una mano finta per stringere tutte queste mani”, racconta il figlio Alessio.

Poi i primi, piccoli segnali malattia e una diagnosi impietosa: una massa al cervello che comprometteva ricordi, capacità di parlare e altre attività. Nel 2010 l’operazione, poi gli anni bui: Alberto non si era più ripreso. Ricoverato da cinque anni nell’Rsa del Pizzetti di Grosseto, lunedì è spirato. “La voglia di vita era rappresentata da Alberto, Alberto era la voglia di vivere”, dice il figlio Alessio, commosso e provato dal dolore.

“Come tutti i babbi era tutto per me _ dice ancora Alessio _ e in questo momento so che non devo essere egoista: ha smesso di soffrire”. Ad Alessio va anche il messaggio dei bambini, dei genitori e degli allenatori della "Tribù del pallone" (il campus del Tce), che si stringono con affetto intorno ad Alessio in questo triste momento: “Un abbraccio forte al nostro mister".

I funerali di Alberto Bifini si tengono martedì 16 giugno, muovendo dal Pizzetti. Alle 16 il feretro arriverà al cimitero di Sterpeto.

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