Lutto
La vedova Monicelli «Sì al murale: le città guardano al futuro»
Chiara Rapaccini da Lisbona: «Anche Mario sperimentava» Il Cedav intanto archivia i post di chi minaccia di imbrattarlo
GROSSETO. I muri dividono, i murales ancora di più. A tre giorni dall’inaugurazione dell’opera firmata dallo street artist Marco Burresi in arte Zed1, la polemica sui social network continua. Solo nel gruppo cittadino “Cara Grosseto vorrei dire qualcosa” gli interventi hanno superato ieri gli 800 post e non è la sola bacheca virtuale dove ci si confronta (e in alcuni casi ci si scontra) sull’opera.
Diverse le posizioni. Si va da chi non condivide né l’opera né la sua collocazione (ma appare la posizione minoritaria) a chi dice di non giudicare l’opera in sé quanto l’opportunità di fare a ridosso delle Mura un intervento giudicato impattante. Altra critica ricorrente riguarda la mancata trasparenza con cui l’operazione sarebbe stata portata avanti, questione su cui ieri è tornata a fare chiarezza anche l’assessore comunale alla cultura Giovanna Stellini (vedi box). E poi ci sono i fautori dell’opera che ne condividono lo spirito e la accolgono come un segnale positivo per la città.
Da registrare ieri un endorsement importante per Zed1 e il progetto legato al “Premio Mario Monicelli – sezione Arte”. Chiara Rapaccini, ultima compagna di Monicelli e presidente della commissione scientifica che ha esaminato i progetti presentati a seguito del bando pubblico del Cedav, ha voluto solidarizzare via Facebook con l’artista e dire la sua sulla polemica cittadina.
Lo ha fatto scrivendo da Lisbona dove si trova per lavoro. «Lisbona è una città simbolo della street art mondiale con location di ogni tipo, in centro, in periferia, ovunque – scrive Rapaccini – Il Comune di Lisbona invita e paga bene alcuni writer e artisti per dipingere i propri muri. Che non sia una scusa, il tipo di location, per sperimentare con nuovi artisti. Le città nel mondo si animano, guardano al futuro, sperimentano. Così faceva un vecchio regista come Monicelli: sperimentava. Vai avanti Zed, siamo allegramente con te».
Anche il direttore del Cedav Mauro Papa ha ribadito ieri la sua posizione riproponendo in un post su Facebook la foto del muro prima dell’intervento. «I detrattori sostengono che il dipinto di Zed1 è un obbrobrio e che bastava pulire il muro dalle scritte – scrive –. Io sostengo che pulire e proibire servono a poco: le scritte inevitabilmente torneranno. Ci vuole una narrazione nuova. Ci vuole il coraggio di sperimentare soluzione inedite, legate allo spirito del tempo e bellissime. Perché “la speranza è una trappola”, soprattutto se è la speranza di migliorare il mondo con la censura e la repressione».
Intanto, a tutela dell’opera, il Cedav sta archiviando tutti i post di Facebook che contengono minacce di danneggiamento del murale. Se un qualsiasi danno gli sarà arrecato, tutti i post archiviati verranno consegnati in questura.
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