Lutto
«Corruzione? Non esiste Collantoni va assolto»
Argentariopoli, l’arringa per l’imputato per il quale è stata chiesta la pena più alta Arcioni: «Insussistente anche l’abuso d’ufficio per l’accertamento di compatibilità»
MONTE ARGENTARIO. Per lui, per Angelo Collantoni, il pm Stefano Pizza ha chiesto la pena più alta, 8 anni e 7 mesi al termine del processo Argentariopoli. Per lui, il difensore Massimiliano Arcioni si è speso per quasi tre ore, cercando di demolire - capo dopo capo - tutte le contestazioni dell’accusa.
Innanzi tutto quella di corruzione, la più grave. Quella che ruota intorno al presunto “asservimento” dell’ex assessore Castriconi nei confronti del collegio ambientale di cui Collantoni faceva parte: «Non c’è prova - ha detto Arcioni - che siano state fatte pressioni da Castriconi; anzi, il dibattimento ha dimostrato che tutti i clienti di Collantoni e Gabriele (l’altro architetto del collegio, ndr) si erano comportati in un modo che non ha nulla a che fare con una corsia preferenziale ai loro progetti. Consiglieri e politici argentarini hanno poi dimostrato che le nomine seguivano una ripartizione politica. E comunque non è emersa alcuna prova a proposito del fatto che quelle pratiche siano state fatte oggetto di pressioni. Le agende di Castriconi con le cifre e il “dare” e l’”avere”? Di per sé non sono sintomatiche di nulla».
Impossibile non parlare della Cantoniera: Collantoni avrebbe fatto nominare Massimo Benedetti (anche componente del collegio ambientale che dette l’ok) per le opere in cemento armato. «Corruzione? Il processo per le violazioni urbanistiche ha dimostrato che quel muro non era mai stato rappresentato nei progetti: Benedetti lo sa solamente dopo. Quella nomina non fu opportuna? Vero. Ma c’è stata una nomina inopportuna anche da parte della polizia giudiziaria. La parcella, poi, è banale nell’importo: 2.500 euro non nascondono niente». Assoluzione perché il fatto non sussiste. Su quel muro «Collantoni ha commesso una leggerezza, doveva essere perentorio nei confronti del committente Fedeli». Ma nient’altro.
Poi via con tutti gli altri capi di imputazione, il 19, il 20, il 26, il 27, il 27, il 28, il 36, il 39 e quelli dal 40 al 44. Per alcuni Arcioni segnala la prescrizione, per altri invoca l’assoluzione. Come per il caso Orso-Beretta, in cui «Collantoni fa solo una relazione integrativa, senza falso, senza impatto ambientale». Come per il caso di Franco Benedetti, abuso d’ufficio: «Insussistente: se insisteva con l’architetto Sabato per l’accertamento di compatibilità era solo per avere informazioni». E sulla recidiva che farebbe scattare una pena così alta, il legale nega l’applicabilità, perché «è un falso del 1995, patteggiato, non è rivelatore della capacità di delinquere».
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