Il Tirreno

Grosseto

Trent'anni chiusi in casa: "Tutti lo sapevano"

Francesca Gori
Il portone dell'appartamento dove hanno vissuto per trent'anni senza mai uscire i due figli con la madre. La polvere bianca è disinfettante sparso dagli addetti del Comune
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Il portone dell'appartamento dove hanno vissuto per trent'anni senza mai uscire i due figli con la madre. La polvere bianca è disinfettante sparso dagli addetti del Comune

Grosseto, il racconto dell’amico d’infanzia che vive in Germania e che non ha voluto vendere la bicicletta alla donna: "gliel’avrei regalata se solo lui avesse voluto venire con me a pedalare, se solo fosse uscito di casa"

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GROSSETO. Due ruote servono per muoversi, mangiare chilometri di strada, assaporare l’aria, respirarla a pieni polmoni. Due ruote e un telaio di carbonio, per conquistare la libertà. Invece, quella mamma che per trent’anni ha tenuto i suoi figli chiusi in casa, la bicicletta per il maschio la voleva mettere sui rulli. Avrebbe dovuto pedalare al chiuso di una stanza imbottita di carta Scottex, avrebbe potuto soltanto correre con la fantasia, immaginando le belle strade della Maremma. Quella bici non l’ha mai avuta. Sergio, che oggi ha 55 anni e vive in Germania, con quel ragazzo ormai diventato adulto che ha vissuto con la sorella segregato in una casa del sud della provincia, non gliel’ha voluta vendere. «Costava tremila euro - dice - ma ogni volta che sua madre me la chiedeva dicevo di no. Ho sempre detto alla donna che gliel’avrei regalata se solo lui avesse voluto venire con me a pedalare, se solo fosse uscito di casa».

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Le parole di Sergio sono parole piene di tristezza. Ma anche di rabbia. Perché di quella situazione, spiega, tutti sapevano e tutti parlavano ma nessuno ha mai fatto nulla. «Bisognava intervenire trent’anni fa - dice - quando tutto è cominciato. Eravamo ragazzini, io ho fatto le medie nella sua stessa classe». Era cicciottello, da adolescente, l’uomo che ha vissuto tutta la sua vita nel chiuso di quattro mura. «Ma nessuno lo prendeva in giro per il suo aspetto - ricorda Sergio - era sempre ben vestito, pulito. Forse con un’attenzione particolare, a volte anche eccessiva, per l’igiene. Non si voleva mai sporcare».

Sergio oggi ha 55 anni e vive in Germania. Ma spesso e volentieri torna in quel paese dove la famiglia da trent’anni non mette il naso fuori di casa. «Sono in contatto con mio fratello - racconta - e spesso gli chiedo notizie su quei ragazzi. La figlia era bellissima da giovane, poi non l’ho più vista. E lui, il mio amico, avrei voluto portarlo fuori da lì tante volte. Qualche volta ho parlato con sua madre, ma quei due ragazzi non li ho più incontrati».

Quando Sergio è tornato in paese ha cercato anche di coinvolgere le persone che abitano vicine per cercare di fare qualcosa. «A chi gli vendeva tutti quei pacchi di Scottex spesso ho chiesto il perché - dice - Ogni mese spendevano cinquecento euro di carta che veniva consegnata loro con un apetto. Ma mi hanno sempre risposto che se non l’avessero portata loro, l’avrebbe fatto qualcun altro».

Lo sapevano tutti cosa succedeva dietro quelle tapparelle abbassate, dietro quella porta che si era chiusa sul mondo. «Un mondo cattivo, pieno di insidie», diceva la madre. «Ma nessuno ha mai fatto nulla - aggiunge Sergio - e questa è la parte che mi ha creato la maggiore amarezza e il maggior disagio. Perché trent’anni sono una vita e quei due ragazzi oggi avrebbero potuto avere una famiglia ed essere felici».

Sotto al palazzo dove vive la famiglia ci sono anche alcune attività commerciali. «Il cattivo odore si sentiva - aggiunge Sergio - ma nessuno ha mai detto nulla. È vero che il parroco e gli assistenti sociali hanno provato a far uscire da quell’isolamento la donna e i suoi figli. Ma ci voleva più energia in quel tentativo. Non è possibile che per togliere il coperchio a una situazione come questa serva un tubo rotto e l’intervento di un idraulico». Tutti sapevano, insomma. Nessuno ha fatto nulla quando probabilmente ci sarebbero stati margini per risolvere una situazione che non è nemmeno possibile raccontare fino in fondo. «Quando ho letto questa storia - chiude Sergio - mi sono sentito morire. Ma è durata troppo a lungo. Qualcuno dovrà assumersene le responsabilità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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