Sicurezza
La protesta per i tanti disagi irrompe alla commemorazione
Durante le celebrazioni della strage di Niccioleta è circolata una lettera degli abitanti della frazione Senza servizi e dimenticati da tutti: «Qui vengono solo quando ci sono le elezioni, poi spariscono tutti»
NICCIOLETA. Niccioleta, ieri e oggi. Culla di quei minatori ribelli che impedirono i sabotaggi nazisti durante la ritirata tedesca: un gesto di coraggio rimasto alla storia che costò la vita a ottantatré di loro. Ma anche paesello abbandonato, ridotto ormai all’osso con i servizi, lontano chilometri di curve dal cuore del centri cittadini. Primo su tutti, Massa Marittima.
«Guardatevi intorno e rendetevi conto del degrado in cui vivono Niccioleta e i suoi abitanti» avrebbe voluto leggere ieri mattina dal palco Romano Guerrini, durante le commemorazioni dell’eccidio del ’44, a nome di tutti i residenti di fronte a sindaci, onorevoli e sindacati. Si era preparato un discorso da cinque pagine, ma un imprevisto lo ha costretto in ospedale, facendolo mancare alla cerimonia. Ma la lettera ha circolato comunque tra i presenti, facendo forte la denuncia di tutta la frazione. L’occasione del resto era ghiotta: il 71esimo anniversario della strage, la presenza di tutte le autorità (i sindaci Marcello Giuntini, Giacomo Termine e Nicola Verruzzi, l’onorevole Silvia Velo e così via), un palco da cui poter mandare chiaro e forte l’appello di intere famiglie.
I problemi di Niccioleta vengono da lontano, spiega Guerrini. «Le miniere di Niccioleta sono state chiuse nel ’94 ma già prima furono consumati fiumi di parole, promesse sulla costruzione di un mega parco minerario, finite come al solito in fondo a un cassetto». Era proprio quello il grande progetto: il parco minerario. «Doveva essere chiesto un finanziamento europeo mettendo in evidenza le strutture esistenti», come silos, ribaltatori e così via; «allora sì che Niccioleta poteva essere un fiore all’occhiello». Invece, scrive Guerrini, gli amministratori di allora non hanno fatto niente. «Per non aver obbligato Eni a mantenere in sicurezza tutti questi siti, pensarono bene di farli abbattere e abbiamo perso tutto senza rispetto». C’è quasi un senso di tradimento nella lettera che la frazione invia alle istituzioni. E se quanto detto era ieri, l’oggi non è poi così migliore. «Eravamo confortati dall’unico servizio che avevamo e per noi, anche se aperto un solo giorno a settimana, era un po’ l’ancora di salvezza: l’ufficio postale».
Ma i tagli della società si sono abbattuti sul paese, facendo chiudere definitivamente il servizio, con buona pace dei molti anziani «costretti a perdere mezza giornata per andare a Massa a ritirare la pensione o a pagare un bollettino». Eppure, anche qui, una proposta c’era: «avevamo chiesto che venisse sacrificato un giorno di apertura dalla Posta di Prata o di Cittanuova (a Massa ndc) a favore di Niccioleta, ma anche questa richiesta è stata respinta».
Ma i problemi della frazione sono anche altri. «Nel novembre 2012, franò il ponte in fondo al bivio e ci vollero due mesi prima di riaprire la strada al traffico, che nel frattempo fu deviato verso Prata, per poi scendere a Massa». Pochi mesi dopo poi, a maggio, è arrivata «la chiusura del bar – continua la lettera – il quale rappresentava non solo un punto di aggregazione, ma forniva generi alimentari». E in tutto questo, la politica cosa ha fatto? «Ogni qual volta si ripresentavano le elezioni politiche, regionali o amministrative, tutti coloro che sono candidati al “seggiolone” corrono al capezzale del moribondo; poi, ottenuto quanto richiesto, ognuno si eclissa fino alle future votazioni».
Questo il quadro desolante offerto dai residenti di Niccioleta, che si chiude con una domanda: «noi i nostri doveri di cittadini (anche se di Serie B) lo affrontiamo, ma i nostri diritti che ci vengono calpestati dove sono andati a finire?».
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