Il Tirreno

Grosseto

la polemica

Il murale al Cassero? "Uno scempio"

Elisabetta Giorgi
L'artista Mori durante la protesta (foto Bf)
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L'artista Mori durante la protesta (foto Bf)

La città divisa dall’opera di street art realizzata da Zed1, l'artista Mori protesta per ore davanti al monumento

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GROSSETO. Il murale al Cassero? «Uno scempio». Con un infuocato cartello di protesta in mano Francesco Mori, pittore e incisore grossetano, maestro nelle arti della calligrafia e della miniatura medievale, ha portato avanti per ore - ieri - la sua personale e solitaria ribellione contro un murale che stava nascendo al Cassero dalle mani di Marco Burresi, in arte Zed1. Inaugurata ieri, l’opera giganteggia su un muro in cemento armato modernissimo e da tempo imbrattato da scritte vandaliche, e ispirata alla frase di Monicelli “La speranza è una trappola” nell’ambito del Premio Monicelli promosso da Fondazione cultura, in queste ore ha spaccato in due la città.

Nella piazza virtuale di Facebook si sono scatenati centinaia di commenti, più inviperiti e che favorevoli all’opera (soprattutto alla sua collocazione); ma la protesta si è spostata poi in una piazza fisica quando Mori - artista scelto per dipingere il drappellone del palio di Siena - si è piazzato di fronte al carcere col cartello e un libro di Sgarbi in mano, “L’Italia sfigurata”. «Un intervento fuori contesto che altera uno dei monumenti più preziosi - esordisce mentre Zed1 continua indisturbato a spennellare - e lo scempia in maniera orribile con forme, colori e dimensioni incompatibili con uno degli angoli più pittoreschi di Grosseto. È l’estetica del degrado che viene istituzionalizzato». Secondo Mori il murale è stato realizzato all’oscuro di tutti «senza avvisare la cittadinanza e con soldi pubblici. Il Cassero è uno dei luoghi più cari ai grossetani, esteticamente più rilevanti e più conservati» - dice - e ora invece è diventato il luogo in cui «si istituzionalizza uno scempio». Se finora qui c’erano scritte con lo spray e «quelle scritte erano i semi, ora si è deciso di far germogliare la pianta. Se quello era il male da combattere, si è deciso di amplificare il concetto facendo altrettanto. Invece di combattere un fenomeno lo si santifica, lo si istituzionalizza e gli si dà un bollo di legittimità culturale: il che è esteticamente devastante».

No davvero. «Quel murale era annunciato da mesi e noto a tutti - ribatte Loriano Valentini, presidente di Fondazione cultura - Abbiamo fatto un concorso nazionale nell’ambito del premio Monicelli per selezionare l’artista che doveva fare l’intervento. E il concorso aveva enunciato con chiarezza il luogo in cui l’opera sarebbe stata realizzata. Non è stato un blitz segreto ma un risultato condiviso con tutti e con la Soprintendenza che ha dato parere favorevole. Soprattutto il muro ricoperto dal murale non è antico ma in cemento armato realizzato anni fa, quindi il rispetto è totale: nessuna operazione contro il Cassero. Anzi: un deterrente contro i vandalismi e dai costi limitati: meno di 2mila euro di risorse private». Intanto ieri pomeriggio i commenti erano più di 500.

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