Sicurezza
Picchiato a sangue vicino ai giardini
Un pensionato di sessant’anni ricoverato al Cto di Firenze: è stato aggredito con pugni e calci al volto in piazza Lulli
GROSSETO. Fino alla sera di lunedì 4 maggio Stefano era un’altra persona rispetto a quella che ora parla (e non ricorda) davanti al nostro taccuino. Era un neopensionato ancora in forma, 60 anni da compiere, tante passioni, non ultima quella del paracadutismo. Da quella notte è cambiato tutto.
Picchiato selvaggiamente. Stefano è stato aggredito, picchiato selvaggiamente da due sconosciuti nei giardini di piazza Lulli, a Grosseto, poco dopo le 22, mentre passeggiava con Zippo, il suo vecchio cane, lento e cieco. E’ una storia talmente assurda quella che ci racconta da risultare quasi incredibile. Difficile anche da commentare. «Una sera, erano i primi di maggio, oltre un mese fa – attacca Stefano – sono uscito di casa intorno alle nove e mezza, o forse un po’ più tardi. Con il mio cane. La solita passeggiata, che a volte si sviluppava verso via dei Barberi, in altre serate su via Mascagni, piazza Lulli. Arrivato nei paraggi dei giardini, dove c’è anche un campo da basket, ho notato due giovani che camminavano e parlavano tra loro in una lingua che non conoscevo, mi hanno indicato e poi hanno iniziato a ridere, anzi a deridermi. Non ero molto distante e così gli ho chiesto cosa volessero da me. Per tutta risposta uno di loro, con atteggiamento aggressivo, mi si è avvicinato e ha sputato a terra, praticamente a pochi centimetri dalle mie scarpe. Una provocazione, ma io ho i capelli bianchi e non ho mai avuto voglia di litigare, figuriamoci ora… Per qualche secondo ci siamo guardati in faccia, poi l’altro ragazzo ha provato a portare via l’amico e io mi sono girato convinto che fosse finita lì. Da quel momento non ricordo più nulla. Ho ricevuto probabilmente una botta in testa, alle spalle, sono caduto a terra e poi – lo dicono i medici – tanti colpi al volto (forse calci). Qui sono rimasto a lungo, svenuto, sanguinante. Probabilmente vegliato dal cane».
Sanguinante dal naso. Stefano non esagera. Ci fa vedere i referti, la denuncia fatta tre giorni dopo in Questura. La moglie (che lo aspettava preoccupata) e un vicino di casa testimoniano di averlo visto rientrare intorno alle 22,30, in stato di shock, dolorante, sanguinante dal naso e dalla bocca, senza Zippo. «Mi dicono che sono tornato da solo. Avevo le chiavi eppure suonavo il campanello di casa mia. Non ho saputo spiegare cosa mi fosse successo, facevo fatica a parlare, mi lamentavo di non avere più i denti in bocca e non ricordavo nulla. Mi è stato chiesto se ero stato investito da un’auto, se qualcuno mi avesse picchiato, se era caduto. Non rispondevo. Anzi, rispondevo: ‘non lo so..’. Hanno notato che non avevo più il cane, che praticamente è la mia ombra. Così hanno chiamato il 118 e subito dopo i carabinieri, ma la zona quella sera era di competenza della polizia… Peraltro, al di là della settorialità, in quel momento non potevo essere di grande aiuto né agli uni, né agli altri».
Primi ricordi. Stefano aggiunge di essere «arrivato al pronto soccorso e da qui - un’ora e mezzo dopo - ricominciano i primi ricordi: il medico che mi chiede cosa è successo, i poliziotti che si avvicinano, mia moglie che spiega; alcune parole che mi riecheggiano in testa: ‘percosse, lesioni’. Ah, nel frattempo il mio cane era stato ritrovato su via Mascagni, preso in custodia da alcuni ragazzi e recuperato dalle forze dell’ordine. Peccato sia cieco e non possa parlare».
Ricovero al Cto. Stefano è rimasto un giorno ricoverato a Grosseto, con tre diverse fratture alla faccia tra cui zigomo e mandibola, poi è stato trasferito al reparto di traumatologia e chirurgia maxillo-facciale del Cto di Firenze, dove sono state meglio dettagliate le lesioni al volto. Non ha avuto bisogno di interventi chirurgici, ma ha perso la sensibilità su tutta l’arcata dentale superiore (forse in modo definitivo). «Quando sono rientrato a Grosseto, nelle condizioni che potete immaginare, sono andato in Questura a presentare denuncia, con in mano un primo referto che parlava di 30 giorni di prognosi. Mi aspettavo che mi mostrassero un album fotografico, mi aspettavo di venire coinvolto. In quel momento il volto dei due ragazzi ce l’avevo in testa abbastanza nitido, invece no. È stato come denunciare lo smarrimento del portafoglio. “Le faremo sapere…”, “..in caso di bisogno la richiamiamo”. Fine delle trasmissioni. Non ho più saputo nulla».
Nessuno mi ha più ascoltato. C’è amarezza nelle parole di Stefano, paura nei suoi occhi. Anche ora, a distanza di un mese, appare traumatizzato. «Non voglio leggere il mio nome sul giornale, né avere pubblicità; non ho polizze, né intenzione di speculare sull’aggressione. Voglio solamente che si sappia cosa mi è accaduto, dove e perché. Ritengo di essere stato vittima di un reato grave e mi domando perché nessuno mi ha più ascoltato. Le possibilità di prendere chi mi ha fatto male, chi mi ha ridotto così, erano scarse - lo capisco - ma forse ci sono dei testimoni, delle telecamere. Forse i due ragazzi avevano dei precedenti. Non sono domande legittime le mie?».
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