Il Tirreno

Grosseto

«Dico che fai film porno» Estorsione alla ballerina

«Dico che fai film porno» Estorsione alla ballerina

A processo l’ex titolare del Gilda: si sarebbe fatto consegnare 80.000 euro In aula i testimoni della difesa: non avrebbe venduto la casa per pagare

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GROSSETO. Si sarebbe fatto consegnare 80.000 euro dietro la minaccia di rivelare ai familiari della vittima che cosa faceva per vivere. E cioè la ballerina in un night e l’attrice di film porno. Ma lei, alla fine, lo ha denunciato. E così questa brutta vicenda è sfociata in un processo. Ieri mattina, in tribunale, è stato sentito un altro testimone della difesa, rappresentata dall’avvocato Adriano Galli.

Alla sbarra, con l’accusa di estorsione, è finito Stefano Stecchini, 61 anni, fiorentino, all’epoca delle accuse titolare del locale Gilda di Follonica. La vittima è un’italiana di 35 anni, residente a Viareggio, che ha lavorato come ballerina nel night.

I fatti risalgono al 2010. La donna fa la spola tra la Versilia e la Maremma, dove lavora appunto come ballerina al Gilda. Il locale è uno dei più frequentati dagli amanti del genere, un vero e proprio capoluogo dell’eros in Toscana. Che fa da contraltare all’omonimo locale in Versilia e agli altri night club presenti in zona. A un certo punto, però, la situazione si guasta.

La donna - assistita nella vicenda dall’avvocato Emilio Soppelsa - si reca al commissariato di Viareggio. Racconta di minacce e di percosse. Dice che il suo titolare la picchia, e che si è fatto consegnare in più soluzioni ben ottantamila euro, per non parlare con i familiari di lei. Che stanno lontani, e che non sanno della sua doppia vita. Non sanno, cioè, che lei lavora come ballerina in un night. E che è stata protagonista di alcuni film porno. «Se non paghi, dico tutto», è quanto Stecchini le avrebbe detto più volte.

Nel suo racconto, inoltre, la donna dice che le minacce - fatte sia a Follonica che a Viareggio - sarebbero state rafforzate da sinistri riferimenti a persone non meglio precisate, originarie della Campania e appartenenti a famiglie di tipo mafioso. Questi elementi - sostiene - la inducono a pagare una somma che peraltro è rilevante, perché ha paura che le conseguenze di un mancato pagamento, più che la vergogna, possano essere violente.

Ma la situazione, spiega, si fa via via più insostenibile. E così la donna va dalla polizia, dove sottoscrive un verbale pesante.

E, tra le tante cose raccontate dalla donna, ci sarebbe anche la vendita del suo appartamento in Versilia, proprio per consegnare i soldi a Stecchini. Ieri in aula c’era l’agente immobiliare che si è occupato della compravendita tra i testimoni della difesa. In aula, ha spiegato di non aver mai saputo che la donna era stata minacciata e che quella trattativa era stata del tutto normale.

Il processo si tiene di fronte al giudice Giovanni Puliatti che ha rinviato al 23 luglio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web