Attenzione
«I consulenti del pm non sono affidabili»
MONTE ARGENTARIO. Al Polo club erano stati demoliti tre capannoni per 2.400 metri cubi, una volumetria legittima perché condonata, e poi ne erano stati ricostruiti due. «Perché i consulenti dell'accu...
MONTE ARGENTARIO. Al Polo club erano stati demoliti tre capannoni per 2.400 metri cubi, una volumetria legittima perché condonata, e poi ne erano stati ricostruiti due. «Perché i consulenti dell'accusa ammettono solamente 1.000 metri cubi? Cosa facciamo degli altri 1.400 che pure erano legittimi? Li buttiamo via?». Lo chiede l'avvocato Roberto Santi Laurini, difensore dell'architetto Antonella Sabato, funzionario comunale istruttore delle pratiche paesaggistiche. Il legale aggiunge che non si può far valere l'articolo 22 delle norme di attuazione perché «quella norma era stata stralciata» e che dunque non è possibile contestare un'omissione.
Premesso che alcune delle norme richiamate dal pm non erano ancora entrate in vigore all'epoca delle contestazioni e che ci sono reati già prescritti, l'avvocato Santi Laurini vuole entrare nel merito e dichiara insussistenti anche le accuse per la pratica di Ascanio Sforza Cesarini: «Lo dicono i consulenti tecnici degli altri che la ristrutturazione edilizia lì era possibile e che anzi i volumi potevano essere superiori alla Dia richiesta. Lo dico soprattutto per farvi capire – dice alzando i toni e rivolgendosi ai giudici - l'inaffidabilità dei consulenti del pm», dalle cui conclusioni sono però derivati i capi di imputazione ma anche il fatto «che alcune persone hanno dovuto cambiare lavoro e casa». Quale istigazione potrebbe poi aver esercitato la Sabato per ottenere un provvedimento della Sovrintendenza del tutto legittimo? «Legittimo perché altrimenti anche l'allora sovrintendente Bulian dovrebbe essere imputato per quel nulla osta e invece non lo è», argomenta Santi Laurini a proposito di altri due capi di imputazione, tra cui quello relativo alla pratica Benedetti, «mai approvata. E dunque, se non c'è stato vantaggio, non c'è alcun abuso».
Per il terzo caso esaminato, quello del dehors dell'attività di Gianluca Fuga, il difensore fa notare che Sabato non solo non dette un parere favorevole ma anche che non era responsabile dello sportello Suap cui la pratica era stata indirizzata. «L'intervento comunque non fu autorizzato: dov'è il reato?», chiede Santi Laurini gesticolando. «Restituite alla Sabato la dignità che le è stata tolta», conclude.
Quello di Franco Benedetti era stato il caso trattato dall'avvocato Daniela Romano, che ha tenuto a precisare che il caso è quello di una proprietà «di 48 metri quadrati, non una villa. Lui comunque interviene quando l'iter è già iniziato dal precedente proprietario: lo dice anche la Corte di appello che con la Dia del 2005 non c'entra, a parte il fatto che il reato è prescritto nel maggio scorso». E se Benedetti aveva telefonato al suo tecnico Collantoni non era per istigarlo: «l'ha fatto ben 17 mesi dopo la presentazione della pratica». Benedetti, conclude Romano «è stato preso in giro, la pratica non si è mossa».(p.s.)
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