Il dolore
«Definitivo? Era il dente non il progetto...»
La difesa dell’odontoiatra spiega il senso della telefonata con l’architetto Donati: nulla di illegale
MONTE ARGENTARIO. Quando nelle intercettazioni telefoniche tra il dentista Alberto Di Girolamo e l'architetto Augusto Donati si sente parlare di “definitivo”, si intende “il dente e non il progetto. Donati non ha mai fatto progetti. E' un'erronea interpretazione dell'intercettazione. «Augu', il definitivo è pronto»...”. Si spiega così, secondo l'avvocato Filippo Dinacci, una delle contestazioni mosse al professionista romano presso cui l'ex capo dell'ufficio tecnico del Comune di Monte Argentario era in cura. «Rapporti di amicizia, tra i due, non affaristici. Ed erano talmente amici che la richiesta per l'autorimessa avanzata da Di Girolamo era stata respinta per tre volte, l'autorimessa non è mai stata realizzata. E quei tentativi si sono svolti per 1 anno e 8 mesi». Il difensore rileva «carenze probatorie» come anche anomalie, ad esempio la contestazione di una corruzione senza soldi. Anche perché la moglie di Donati pagò il ticket per le proprie cure e perché Donati aveva pagato per quel dente: «Sì, pagò alla fine del 2008, quando le indagini erano in corso – ammette Dinacci - Ma pagò a ultimazione del lavoro, come è normale per quello studio dentistico, oltretutto tra persone che si conoscono». L'unica sentenza possibile è, per il legale, l'assoluzione perché il fatto non sussiste.
Non diverse le conclusioni dell'avvocato Sabatini, difensore di Roberto Spigarelli. Il quale lamenta che la memoria conclusiva del pm Stefano Pizza sembra non aver tenuto conto del fatto che si è svolto un dibattimento e che tanti aspetti sono stati chiariti e smentiti. Anche Spigarelli aveva presentato una richiesta per un'autorimessa, in località Maddalena: una Dia nel 2004, annullata, una Dia nel 2005; quelle del 2006 e 2007 sono solo integrazioni documentali. «E se ci sono stati contatti tra Donati e Spigarelli, le intercettazioni dimostrano che si parla di tutt'altro: nella prima di un concorso di pittura della figlia di Donati, nella seconda della possibilità della realizzazione di un tetto a doppia falda, cioè di tutt'altro rispetto all'imputazione. E Spigarelli rispondendo a Donati disse che “Sabato mi ha detto che non si può fare”. E lì finì». Non ci fu istigazione, la pratica non è mai finita dopo 4 anni dalla richiesta: «il visto non arriva mai». Il Comune aveva rilasciato in precedenza «decine, centinaia di autorizzazioni per interventi come quelli: come si fa a ipotizzare che Spigarelli sapesse che stava facendo una richiesta illecita?».
Telegrafici gli avvocati Paolo Novelli (per l’impresario Daniele Rosi, richiesta di assoluzione accompagnata da una memoria) e Cecilia Dragotta (per l’impresario Nazzareno Bocchia – si associa alla richiesta di assoluzione avanzata dal pm). Idem per Sirio Rosi, difeso dall’avvocato Alessandro Risaliti, titolare della ditta che aveva realizzato l’intervento nella proprietà Brozzi: «Da assolvere, il suo comportamento è del tutto legittimo».
(p.s.)
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