Italia
Super Asl, per Rossi la sede va ad Arezzo Bonifazi si arrabbia
«Deve essere qua, non per campanilismo ma per equilibrio» Renzetti (Cgil): «Temiamo spostamenti di risorse umane»
GROSSETO. «Be’, sì, quando ho letto le parole di Rossi mi sono arrabbiato, tanto. Non ci si rimane bene. Non è un discorso di campanilismo. È solo che una complementarietà sarebbe importante». Emilio Bonifazi, sindaco di Grosseto, nonché presidente della Provincia e presidente della conferenza dei sindaci – quell’organismo che fa da legame tra cittadini e aziende sanitarie – non ha preso troppo bene la promessa fatta dal governatore Enrico Rossi agli aretini di avere nella loro città la sede della futura super Asl, composta da Grosseto, Siena e appunto Arezzo. Lo ha dichiarato in un’intervista aggiungendo anche che sempre ad Arezzo non si tocca la robotica.
Un doppio colpo per Grosseto, che cullava l’idea di avere la sede unica dell’Asl (il processo di integrazione parte il 1º luglio; l’Asl unica parte dal 1º gennaio 2016) e dove la robotica è nata e si è sviluppata. Un colpo che arriva dopo che la Maremma ha già visto sfumare la sede unica delle centrali operative del 118, ormai di stanza a Siena, già sede dell’azienda ospedaliera.
«Noi ci siamo sempre candidati ad avere la sede unica – spiega Bonifazi – anche per un riequilibrio del territorio. Stiamo facendo l’area nuova dell’ospedale: potevamo sistemarla lì razionalizzando gli spazi». Quanto alla robotica, «vorrei vedere non ci fosse la scuola a Grosseto – dice il sindaco – È nata qui, tutti i professionisti di robotica si sono formati qui e qui vanno fatti tutti gli interventi più importanti».
Ma cosa comporta, nella pratica e nella vita di cittadini e dipendenti dell’Asl di Grosseto, avere una sede direzionale ad Arezzo, a 150 chilometri e oltre un’ora e mezza di viaggio?
Qualcosa i grossetani lo hanno già sperimentato con i rifiuti, dato che il gestore unico, Sei, ha sede ad Arezzo e l’ente che sovrintende al servizio, l’Ato Toscana sud, è a Siena. Per la sanità sarà lo stesso?
«All’atto pratico nell’immediato avere la sede ad Arezzo potrebbe anche comportare poco, ma sicuramente ci sarà uno spostamento risorse umane dalla Maremma a un altro territorio», spiega Claudio Renzetti, segretario della Cgil Grosseto, che ieri ha divulgato un comunicato congiunto sul tema con Cisl e Uil. «In futuro i concorsi potrebbero riguardare Arezzo e non Grosseto. Poi l’allontanamento fisico dal nostro territorio non è certo propedeutico al mantenimento dei livelli di influenza sindacali e dei Patti territoriali».
I sindacati parlano di “scippo” motivato da interessi politici («è tempo di ballottaggi» scrivono mentre proprio Arezzo si prepara a tornare alle urne domenica). E mentre denunciano «scarsità dei servizi territoriali, lunghe liste di attesa per esami e visite specialistiche, ricorso a ospedali fuori provincia anche per interventi chirurgici di non particolare complessità» chiedono piuttosto «potenziamento del nostro territorio per un accesso migliore e più veloce ai servizi e valorizzazione di tutti i presidi ospedalieri della provincia con lo sviluppo delle prestazioni chirurgiche programmate, diagnostica e visite specialistiche».
I sindacati annunciano anche che chiederanno al nuovo direttore di aprire un tavolo di confronto che segua e monitori il processo di accorpamento delle aziende sanitarie.
Ma perché Grosseto esce sempre con le ossa rotta da queste partite? «Non è che non ci facciamo sentire, e nemmeno che siamo più “piccoli”, perché se è vero che in provincia ci sono oltre 200.000 abitanti, è anche vero che in estate con i turisti si arriva a 5 milioni di euro. E non so nemmeno se sono decisioni che prende Rossi da solo... Voglio dire, non è che è “un uomo solo al comando”. Al momento comunque sono dichiarazioni e noi abbiamo lo stesso avanzato la nostra candidatura».
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