Il Tirreno

Grosseto

«Spostate la Caritas, non viviamo più»

di Gabriele Baldanzi
«Spostate la Caritas, non viviamo più»

I residenti della zona di via Alfieri si dicono stufi: spaccio, sesso, sporcizia e schiamazzi a tutte le ore del giorno

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GROSSETO. «Non è più possibile far finta di nulla, in nome di un buonismo peloso che cozza con ordine e sicurezza». A dirlo sono un gruppo di cittadini che vivono nelle abitazioni vicino alla Caritas diocesana, in via Alfieri, nel complesso edilizio che i grossetani conoscono come palazzo Lamarmora. La situazione qui - dove tre volte al giorno vengono accolte e sfamate decine e decine di sfortunati - è insostenibile.

Stillicidio quotidiano. «Non c’è giorno, ormai - raccontano gli abitanti del quartiere - in cui non succede qualcosa di spiacevole nella più totale assenza delle forze dell’ordine. Senzatetto, tossicodipendenti, spacciatori, italiani e stranieri, hanno ormai scambiato il cortile della Caritas, le adiacenze della struttura gestita da don Enzo Capitani, come punto di concentramento a ogni ora del giorno e della notte, quasi fosse una zona franca. Anche lunedì sera è intervenuta un’ambulanza per soccorrere una ragazza in stato di incoscienza appena fuori dal cancello. Nei giorni scorsi altri due drogati si sono fatti una dose sul marciapiede del parcheggio, incuranti di chi passava, suscitando l’arrabbiatura di molti di noi».

La testimonianza. Ma non è finita qui. La testimonianza di un esercente della zona è altrettanto significativa: «C’è una coppia che fin dall’estate scorsa ha l’abitudine di copulare, senza preoccuparsi di chi vede o sente. Un discorso a parte per gli escrementi, le risse, le grida che puntualmente segnano gli orari dell’accoglienza, del pranzo e della cena. Assistiamo quotidianamente a scene di persone che orinano dove capita, che lasciano sporcizia di ogni genere, abbandonano il vestiario che viene dato loro. La notte invece, sotto un porticato di piazza Lamarmora, ci dorme il solito senzatetto, che a un certo punto si mette a gridare con quanto fiato ha in gola, svegliando tutti. E’ successo anche stamattina alle 5. Di tutte queste cose abbiamo già parlato con don Enzo, chiedendogli di chiudere i cancelli per evitare schiamazzi notturni e scoraggiare la presenza di ubriachi, ma qui un minimo di ordine lo possono riportare solo i carabinieri o i vigili urbani, con una presenza più assidua».

Disagi e caos. «Non si tratta di egoismo - precisano i residenti - ma della constatazione che la mensa e i servizi messi a disposizione dalla Diocesi per i poveri stanno comportando nel quartiere disagi e disordine come non si erano mai visti. Se qualcosa non cambia chiederemo un incontro al vescovo. Progetti così sono lodevoli se guidati; da tempo, invece, regna il caos». La coperta, insomma, è corta, cortissima. «Solo ammirazione per chi decide di aiutare queste persone senza un tetto sopra la testa, ma non si può dimenticare che ci siamo anche noi: persone anziane, famiglie con bambini, che ogni giorno passiamo lì davanti. Non ci sembra peregrina la richiesta di tornare a vivere in un quartiere tranquillo e pulito».

A volte finisce in rissa… «Negli ultimi mesi - sono ancora parole di chi vive in via Alfieri – si registrano scintille ogni giorno, quando per una sigaretta rifiutata, quando per questioni di droga, quando per un posto occupato senza ragione. A volte si spegne tutto, altre volte scatta la violenza, come un paio di mesi fa, quando finì a sprangate, con due persone ricoverate in ospedale. Per terra ci sono ancora le chiazze di sangue. Rispetto al recente passato c’è stata un’evoluzione molto negativa nel comportamento dei fruitori dei servizi Caritas. Adesso, sinceramente, non vediamo l’ora che tutto ciò finisca e la Caritas si trasferisca nell’ex Casa dello studente, ma senza un giro di vite non si risolve certo la questione. Verrà solo scaricato il problema da un’altra parte». A molti, peraltro, questa scelta, compiuta dalla Provincia, appare discutibile. Insomma, le lamentele si sprecano. I residenti sono stanchi, stufi; e per questo si sono rivolti al giornale. «Ci rendiamo conto cha la nostra protesta risulterà politicamente scorretta, ma intervenire adesso potrà scongiurare, magari, fatti peggiori, di quelli che abbiamo già registrato e raccontato».

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