Il Tirreno

Grosseto

Phishing: anche un maremmano vittima della rete transnazionale

Phishing: anche un maremmano vittima della rete transnazionale

Sessantadue arresti in Italia e all'estero: l'imprenditore ha pagato 29.000 euro dopo aver ricevuto un'email

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GROSSETO. C’è anche un imprenditore maremmano caduto nella trappola dei truffatori on line scoperti dalla Polizia postale e delle comunicazioni di Perugia nell’ambito della maxioperazione “Phishing 2.0 scattata all’alba di mercoledì 10 giugno.

Sessantadue le ordinanze di custodia cautelare proseguite per ore anche all'estero, delle quali 29 emesse dalla Procura della Repubblica di Perugia. Informazioni, dati personali e password scambiate e rivendute via internet, soldi e conti correnti svuotati, furti e truffe informatiche: questo l'impressionante giro criminale della rete transnazionale specializzata, composta prevalentemente da nigeriani e camerunensi, dedita al riciclaggio di ingenti somme di denaro proveniente da un tipo di phishing di ultima generazione.

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L'indagine ha evidenziato collegamenti tra una cellula operante a Torino e un'altra attiva in territorio spagnolo, coinvolgendo quindi i canali di cooperazione internazionale e delle strutture di polizia e magistratura spagnola. L'operazione internazionale ha coinvolto poi Portogallo, Regno Unito, Belgio, Georgia, Polonia e Turchia, con la necessaria regia dei vertici della Polizia di Stato per interfacciarsi con Interpol, Eurojust, Europol e le polizie dei Paesi in cui sono scattati gli arresti. Il gruppo utilizzava una particolare tecnica utilizzata che la polizia chiama "man-in-the-middle" (uomo in mezzo) e consiste nell'accesso abusivo informatico a caselle di posta elettronica di aziende italiane e estere commesso con tecniche di hackeraggio e social engeneering, Il gruppo si inserisce poi nei rapporti commerciali tra aziende e fornitori, all'insaputa delle stesse, indirizzando i reciproci pagamenti su conti correnti nella disponibilità dell'organizzazione.

Nell'operazione Phishing 2.0 sono stati impiegati solo sul territorio nazionale circa 80 uomini della polizia postale e delle comunicazioni del servizio centrale e dei compartimenti regionali di Perugia, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna e Firenze.

L’imprenditore maremmano finisce nella trappola il 22 gennaio scorso, quando riceve un’email apparentemente inviata da una ditta fornitrice tedesca, presso cui è solito rifornirsi. L’email lo informava che la ditta aveva cambiato le coordinate bancarie per il pagamento di fatture in scadenza. Senza esitare, l’’imprenditore effettua tre bonifici a saldo di altrettante fatture per un totale di 29.000 euro.

Dopo circa due mesi la ditta tedesca lo ricontatta con le stesse modalità informandolo di non poter fornire altra merce se non saldava le predette fatture.

A quel punto l’uomo ha telefonato alla ditta fornitrice, scoprendo di essere stato vittima di truffa e ha sporto denuncia alla polizia postale di Grosseto. Gli investigatori, che sapevano dell’indagine in corso dei colleghi del compartimento di Perugia, hanno inviato loro gli atti riguardanti l’imprenditore maremmano per coordinare gli accertamenti di polizia giudiziaria.

 

Il phishing

Il phishing è un tipo di truffa internet nella quale la vittima viene convinta a fornire informazioni personali, dati finanziari o codici di accesso. I cybercriminali effettuano un invio massivo di messaggi di posta elettronica simili, nell'aspetto e nel contenuto, a legittimi messaggi di fornitori di servizi con i quali chiedono informazioni riservate quali il numero della carta di credito o la password per accedere a un determinare servizio.

La truffa è, per lo più, perpetrata tramite la posta elettronica, ma vengono sfruttati anche altri mezzi, quali i messaggi sms. Il cliente del messaggio di posta elettronica può dunque apparire come la banca del destinatario, il suo provider web o un sito al quale è registrato.

L'email contiene spesso l'avviso di un problema sul conto corrente o sull'account, quali un inusuale addebito o la scadenza del1'account stesso oppure un'offerta di denaro, invitando la vittima del raggiro a cliccare un link per risolvere il problema. Quel falso link (falcelink) conduce a una copia fittizia del sito ufficiale su un server controllato dal truffatore-phisber il quale acquisisce così i dati della vittima.

I dati ottenuti con la frode vengono utilizzati per acquistare beni, trasferire denaro o anche come "ponte" per nuovi attacchi a altrettante vittime. Il sistema è anche utilizzato per il riciclaggio del denaro sporco e, se i trasferimenti coinvolgono più Paesi, aumentano i tempi per la ricostruzione dei movimenti bancari, con la richiesta di una rogatoria internazionale e l'apertura di un procedimento penale in ogni Paese coinvolto.

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