Il Tirreno

Grosseto

CONVIVERE NON È FACILE AIUTIAMOCI

di RODOLFO CETOLONI*

di RODOLFO CETOLONI* Da vescovo e abitante di questa città, vivo e condivido con tanti grossetani il desiderio profondo di favorire il bene di tutti. Credo quindi che non vada sottovaluto il disagio...

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di RODOLFO CETOLONI*

Da vescovo e abitante di questa città, vivo e condivido con tanti grossetani il desiderio profondo di favorire il bene di tutti. Credo quindi che non vada sottovaluto il disagio manifestato da un gruppo di residenti nelle abitazioni vicine alla sede Caritas. Vivendo quotidianamente la città se ne scorgono bellezze, ma anche ferite e fragilità. La convivenza sempre più complessa di diversità e povertà rischia infatti di offuscare tanti semi di bene diffusi da più parti nel piccolo del proprio quartiere o nell’ampio della città.

Di fronte al ripetersi crescente dei fatti ricordati è giusto comprendere e condividere la preoccupazione dei residenti e prevedere opportuni rimedi. Nello stesso tempo è importante ridirsi tutti insieme quanto sia prezioso il servizio che sta dietro ciò che la Caritas fa ogni giorno. Non si tratta solo della risposta immediata a un bisogno (cibo, vestiti, docce, ascolto), ma qualcosa di più grande: l'attenzione che meritano ogni uomo e ogni donna in quanto creature di Dio. Non è buonismo a oltranza, ma desiderio sincero di porre fondamenti buoni per evitare che i problemi, anche gravi, provocati da pochi, possano in qualche modo annullare il valore della carità quotidiana che ogni giorno raggiunge centinaia di persone, grazie a tanti volontari in via Alfieri e in ciascuna delle nostre parrocchie.

Cerchiamo insieme una linea e un aiuto per tutto questo. Da parte mia e della Caritas c’è la piena disponibilità a condividere e favorire una riflessione insieme ai residenti della zona, con le istituzioni e le forze dell’ordine. Si tratta di verificare se e quali possibilità ci siano per intervenire in modo continuato in un’azione di monitoraggio e di prevenzione, che eviti ulteriori esasperazioni. Perché continuando così come adesso arriveremmo alla incomunicabilità, a un qualcosa che alla lunga diventerebbe irrecuperabile, tra la città e chi vive ai margini.

Come vescovo sento tutta la responsabilità nel lavorare perché non si interrompa il flusso benefico della carità a vantaggio delle più svariate forme di malessere, sofferenza, solitudine, paure e difficoltà. Una forma e una struttura portante per fare questo è sempre il dialogo tra cittadini e istituzioni. Sono sinceramente disponibile a fare la mia parte in tal senso.

. *Vescovo di Grosseto

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